Happy Birthday, Mr. Hockney, Getty Center, Los Angeles, sino al 26 novembre 2017

Hockney compie ottant’anni, e si scatenano le celebrazioni un po’ per ogni dove: quella del Getty ha deciso di concentrarsi sugli autoritratti e sulle fotografie, ma potendo contare su materiali di primissimo ordine merita ragionamenti e non ossequi.

Hockney, Jerry diving sunday feb 28th 1982, 1982

Hockney, Jerry diving sunday feb 28th 1982, 1982

Va detto che l’assenza dei quadri catalogati un po’ forzosamente come pop agevola la lettura, così come il fatto che tutta la stagione ultima dell’artista, stanca e per molti versi pretestuosa, è assente.

Il suo lavoro primario è, fuor di dubbio, quello sull’immagine fotografica, sul gioco di frantumazioni e ricomposizioni in cui passa il piglio analitico più lucido dell’artista, al cui passo sta, in quegli anni, il solo Hamilton nel ragionare cosa sia immagine e come si strutturi, e quanto la mediazione ne funga da connotazione decisiva. Che poi sia vita ordinaria, e vi si faccia tematica di un piglio narrative che molto s’irradierà nell’arte a venire, è un fatto paradossalmente accessorio.

Hockney, Self portrait, 1954

Hockney, Self portrait, 1954

Poi a Hockney è accaduta una mitizzazione precoce, e l’accorpamento al mondo pop, lo stereotipo per eccellenza. Ma se lo si rilegge come un grande analitico, tornano molti più conti.