González / Picasso: une amitié de fer, Musée Le Secq des Tournelles, Rouen, sino all’11 settembre 2017

La prima bizzarria, e vera curiosità storica, è che questo museo dedicato all’arte del ferro nasca dalla collezione di un fotografo, Henry Le Secq, come in un passaggio ideale tra la sapienza esoterica dell’artefice antico e quella moderna del disegnatore di luce.

González, Le rêve – le baiser, 1934

González, Le rêve – le baiser, 1934

La seconda è che, nella pletora di celebrazioni picassiane di quest’anno, si sono inventati di fatto una mostra personale di González cui solo un taccuino di Picasso con tre disegni dell’amico consente di entrare in questo festival pretestuoso la sua parte.

La mostra González è peraltro bella e ben scelta, e dice del peso di un artista che è stato effettivamente decisivo nell’evoluzione della scultura di Picasso. Di cinque anni più vecchio dell’amico, figlio dei fervori della Barcellona modernista, González porta in sé il gene dell’artigiano innalzato e si fa maestro metallurgo in tempi precoci lavorando alla Renault: un segno del destino è che un altro scultore, l’italiano Flaminio Bertoni, di lì a poco debutta alla Citroën abbandonando l’arte e inventa la Traction Avant.

Lo spagnolo si dedica invece stabilmente alla scultura nel 1927 e comprende che il clima misto astratto-surreale di quella fine decennio è perfetto per maturare le forme originali di brusco schematismo che nei ’30 ne fanno uno scultore grandissimo.

González, Femme assise, 1935-1936

González, Femme assise, 1935-1936

Picasso ricorre alla sua sapienza soprattutto sul piano tecnico, ma nella partita di dare e avere il suo non è solo dare, e il peso inventivo di González si decifra, fuor di mitologie, agevolmente. Non solo: la linea operativa che va da Calder a David Smith a tutti coloro che Udo Kultermann registra nella moderna Metallplastik gli deve moltissimo, assai più di quanto si sia voluto riconoscere sinora.