Gregory Crewdson: Cathedral of the Pines, The Photographers’ Gallery, London, sino all’8 ottobre 2017

Becket, Massachusetts, è il luogo, e quello di Crewdson è un racconto ellittico, in cui la condizione del narrare s’introverte sino a condensare specifiche, intense situazioni emotive di perfetto straniamento.

Crewdson, Mother and Daughter. 2014

Crewdson, Mother and Daughter. 2014

Lo schema cinematografico della messa in scena, che è ben più che staged photography, è una macchina retorica assunta, citata, smontata e rimontata per determinare una sorta di iperdeterminazione che si fa discrepante per eccesso di mimesi.

È decisiva la fissità antinarrativa, che assume lo schema del frame ma in una mozione di durée – gli anni ’60 francesi, dove di cinema ragionavano anche i pittori, identificava nella durée la diversità specifica e qualificativa dell’opera dell’arte – che innesca un cortocircuito di lettura tra evidenza e riverberi surreali dell’immagine.

Crewdson, The Barn, 2013

Crewdson, The Barn, 2013

Occorre, naturalmente, guardare oltre la pelle dell’esposizione perfetta che Crewdson offre allo sguardo. Qui non è questione di fotografia che gioca alla pittura: è pensiero pittorico (cos’è un’immagine, in primo luogo) che produce visioni.