A Perfect Chemistry: Photographs by Hill and Adamson, Scottish National Portrait Gallery, Edinburgh, sino al 1 ottobre 2017

È sempre stupefacente osservare come la Scozia sia uno dei luoghi in cui più precocemente e più proficuamente si radica, sin dai suoi albori, la fotografia, ad opera di uno scienziato eclettico e geniale come David Brewster, che subito esplora le possibilità del calotipo messo a punto da Henry Fox Talbot.

David Octavius Hill and Professor James Miller. Known as The Morning After He greatly daring dined, c. 1845

David Octavius Hill and Professor James Miller. Known as The Morning After He greatly daring dined, c. 1845

David Octavius Hill e Robert Adamson sono gli esponenti illustri di quella vicenda, Adamson nel ruolo del tecnico, che già nel 1843 apre a Edimburgo il proprio studio fotografico, e Hill in quello dell’artista prestato alla nuova modalità d’immagine.

La questione principale è definire gli statuti estetici e funzionali della fotografia. Il ritratto è la risposta concettualmente più pertinente, ma la tradizione pittorica offre ben altro e Hill, celebre organizzatore di tableaux vivants, ne comprende subito i termini. Non si tratta di rifare la pittura in fotografia, ma di rendere eloquente l’ostensione del vero garantito dalla fotografia grazie ai codici retorici del pittorico.

David Octavius Hill and Robert Adamson, Lady Mary Hamilton (Campbell) Ruthven

David Octavius Hill and Robert Adamson, Lady Mary Hamilton (Campbell) Ruthven, 1847

Da buon seguace della modernità à la Diderot, Hill ha ben chiaro che un passaggio non obbligato ma sostanzioso è quello dalla narrazione, letteraria o scenica, al teatro di pose pittorico. Dunque non fa che utilizzare il codice del tableau vivant per mettere in scena i suoi soggetti, che sono a un tempo – questa la magia del mezzo – se stessi e personificazioni evocative. In realtà non è, qui, la pittura che presiede alla concezione fotografica, ma che le restituisce quanto era già implicitamente suo.