La fabbrica della bellezza. La manifattura Ginori e il suo popolo di statue, Museo Nazionale del Bargello, sino al 1 ottobre 2017

Mentre si attende una soluzione istituzionale che salvi davvero il patrimonio straordinario del museo di Doccia, figlio della manifattura di porcellana fondata da Carlo Ginori duecentottanta anni fa, si dà conto del suo della sua ricchezza strepitosa nel contesto della scultura classicista settecentesca.

Gaspare Bruschi, Venere de' Medici, c. 1747-1748

Gaspare Bruschi, Venere de’ Medici, c. 1747-1748

Ne esce potente la figura di Gaspare Bruschi, l’autore che da subito media – ed è una mediazione di stile, ben più che arte di mero intento decorativo – la grande tradizione scultorea con gli orizzonti di gusto del consumo europeo di porcellane: la versione della Venere de’ Medici è ben più che un esercizio di virtù tecnica.

Oltre al lavoro prezioso di studio della fortuna e dei canali di mediazione iconografica, l’operazione è interessante perché lumeggia il tempo, siamo a metà secolo, in cui il classico non è ancora quello che di lì a poco il culto di Pompei ridefinirà prepotente, ma quello che scende per i rami del manierismo: dunque, per paradosso, un pensare moderno (ma cum juicio) la forma antica, e una continuità di pensiero che si considera senza crisi di coscienza la via maestra.

Gaspare Bruschi,Tempietto Ginori, 1750

Gaspare Bruschi, Tempietto Ginori, 1750

Meissen nasce nel 1710, Doccia nel 1737, nel 1740 Vincennes che subito diventa Sèvres, Capodimonte nel 1743. È un nuovo territorio del fare d’arte che matura in pochi decenni, lezione preziosa per chi, oggi, rifletta sull’idea stessa di manifattura alle soglie della modernità: e di scultura.