Arturo Vermi. Il volo poetico, Scuderie di Villa Borromeo d’Adda, Arcore, sino al 4 giugno 2017

Il 12 dicembre 1962 si tiene al Cenobio di via San Carpoforo a Milano la prima mostra di un gruppo d’artisti comprendente Arturo Vermi, Angelo Verga, Ettore Sordini, Ugo La Pietra, Agostino Ferrari, Raffaele Menster, con il supporto intellettuale e poetico di Alberto Lùcia.

Vermi, Sequoia, part., s.d.

Vermi, Sequoia, part., s.d.

La vicenda del raggruppamento dura assai poco – la terza mostra, alla Saletta del Fiorino di Firenze, a fine maggio 1963, è anche effettivamente l’ultima – ma è importante perché è il vero punto d’avvio dell’operare di Arturo Vermi.

Egli esce rapidamente dalle secche finali dell’informale, appartiene all’area in cui la pratica del segno prende a caricarsi d’umori inediti, complessi, già in aroma di concettualismo, ma mantiene alto il tasso di poeticità intenzionata, di espressività che si chiede al fare arte.

Oggi finalmente la sua figura è sottoposta a uno studio che mai era stato per lui sistematico, e si rivela figura tutt’altro che minore, con un côté intellettualmente libertario che si sottrae alle ansie stesse di istituzionalizzazione dell’artistico.

Vermi, pagina di "L'Azzurro", 1978

Vermi, pagina di “L’Azzurro”, 1978

Ciò, naturalmente, ne marginalizza la figura per certi versi, ma ne preserva la fragranza, soprattutto l’onestà intellettuale: e sappiamo quanto questa sia stata una testimonianza inascoltata, ma preziosa.