Richard Gerstl Retrospektive, Schirn Kunsthalle, Frankfurt/Main, sino al 14 maggio 2017

Muore giovanissimo, a 25 anni, nel 1908, Gerstl. Ma è un artista germinale nella Vienna d’inizio secolo, i cui brevi anni di maturità coincidono con quelli in cui sia Schiele sia Kokoschka sono alle prime armi.

Richard Gerstl, Autoritratto seminudo, 1904-1905

Richard Gerstl, Autoritratto seminudo, 1904-1905

Ha dipinto in tutto un’ottantina di quadri, dei quali sessanta sono quelli sopravvissuti, e cinquantatré quelli esposti in questa mostra notevole. È veramente uno sradicato, che subito si sottrae anche all’antiaccademismo ufficiale e coltiva una sorta di introversione morbosa, brusca e impietosa.

Gli avvenimenti decisivi della sua esistenza sono due, e si verificano entrambi nel 1906. Nel gennaio di quell’anno vede le opere di van Gogh esposte a Vienna da Miethke e si rende conto che la questione vera non è quale postimpressionismo praticare, ma a quale oltranza si può giungere, in termini stilistici ed emotivi, alla pittura. In primavera inizia a dar lezioni di pittura a Arnold Schönberg e alla moglie Mathilde Zemlinsky, della quale pressoché subito diviene l’amante.

Le poche occasioni di committenza dicono ritratto, e l’ossessione identitaria autoritratto, e questa è la linea primaria che il suo lavoro traccia: con Schönberg condivide esperienze d’arte, e con buoni frutti, dal momento che il musicista sarà pochi anni dopo sodale di Kandinskij e membro temporaneo del Blaue Reiter.

Richard Gerstl, Autoritratto nudo, 1908

Richard Gerstl, Autoritratto nudo, 1908

La dissoluzione della forma in un colore inacidito, sgraziato, d’impura veemenza, lo spinge più in là anche del confine in cui s’assetterà Kokoschka, in una rilettura dell’asse van Gogh-Munch di rara crudezza. Mathilde lo lascia, e Gerstl si suicida.