Seurat’s Circus Sideshow, The Met Fifth Avenue, sino al 29 maggio 2017

Georges Seurat, artista solitario e silenzioso, sempre assorto nei problemi teorici e scientifici della pittura, è un habitué di circhi e café-concert: Le cirque, 1891, è l’ultima grande opera della sua carriera brevissima, mentre dalla frequentazione del café-concert riporta la passione per lo chahut visto al Divan Japonais, danza molto simile al can-can, cui dedica un grande quadro nel 1889-1890.

Seurat, Parade de cirque, 1887-1888

Seurat, Parade de cirque, 1887-1888

Il Met è partito da qui per organizzare una mostra centrata su Parade de cirque, il capolavoro del 1877-1888 che figura nelle sue collezioni. Lo ha affiancato con una serie di straordinari disegni dello stesso Seurat dedicati al circo e al café-concert (Au Divan Japonais è, tra le opere su carta, straordinaria), e con opere che al circo e al suo côté esotico e meraviglioso si ispirano, dal “vecchio” Daumier – morto da pochi anni quando Seurat dipinge – a Fernand Pelez, da Jean-François Raffaëlli a Émile Bernard, da Louis Hayet a Rouault, più giovane d’una generazione.

Cosa affascina Seurat? In primo luogo il fatto che il soggetto è, di per se stesso, “astratto” perché totalmente innaturale: è spettacolo, appunto, ovvero già concepito come un artificio e una rappresentazione. In secondo luogo, per lui si tratta di affrontare non una situazione in luce solare, ma una in cui si passa bruscamente dal buio in cui si trovano gli spettatori alle forti luci artificiali della scena, con il suonatore di trombone a fare da punto di trapasso tra i due mondi, che sono anche due mondi luminosi, diversi. Un’altra condizione è tipica e per lui interessante.

Daumier, Parade de saltimbanques, c. 1865-1866

Daumier, Parade de saltimbanques, c. 1865-1866

Il luogo in cui ambienta la scena è un circo popolare, quello che Fernand Corvi ha allestito alla Foire au pain d’épice in place de la Nation. Dunque c’è un esterno, dove il pubblico assiste, e un interno, quello della baracca in cui l’attrazione è organizzata. È come se lo spazio dello spettacolo, quello dei musicisti e dei clown, appartenesse a un mondo altro, dotato di una vita e una suggestione propria, esattamente come accade storicamente nella pittura e alle visioni che offre ai nostri occhi: e qui a essere messo in scena è proprio questo meccanismo.