Italo Bressan. Anime, MAG, Riva del Garda, sino all’11 giugno 2017

Bressan debutta, giovanissimo, nel tempo in cui s’afferma la pittura analitica, quindi il lessico non oggettivo è quello per lui formativo: da questo dato muove la ricostruzione degli anni maturi del suo lavoro.

Bressan, A Piero, 1987-1988

Bressan, A Piero, 1987-1988

Attratto più dalle misure della color field che delle minimalizzazioni, convinto che ancora sia possibile una ragione essenzialmente poetica del fare, Bressan porta questa declinazione della pittura fondamentale nel clima degli anni ’80, felice d’esser “fuori strada” in un momento in cui i gusti decennali si spingono in tutt’altra direzione.

Le sue ambizioni sono altre, e alte, mirano a rivendicare la facoltà di autodeterminazione del colore e l’avventura dell’assecondarne i comportamenti, provocandoli e auscultandoli, complice erotico e insieme apertamente emozionato.

Bressan, Grande cuore, part., 1996

Bressan, Grande cuore, part., 1996

Ora egli affronta la souplesse della maturità avanzata, l’addolcirsi e il temperarsi dei modi, la concentrazione sul proprio stream affettivo come condizione unica possibile, non cercata ma posseduta.