Giacomo Quarenghi (1744-1817) nelle raccolte grafiche degli architetti ticinesi, Pinacoteca Züst, Rancate, sino al 17 aprile 2017

Quarenghi si forma con Mengs e su un vagheggiamento del classico che vuole farsi storia, e ha l’occasione straordinaria di incrociare il suo trasognamento classico con le ambizioni storiche di Caterina di Russia.

Giacomo Quarenghi, Prospetto delle Logge di Raffaello all’Ermitage, ultimo quarto del XVIII secolo

Giacomo Quarenghi, Prospetto delle Logge di Raffaello all’Ermitage, ultimo quarto del XVIII secolo

Dal 1780 e per tre decenni il territorio inventivo di Pietroburgo e Mosca gli consente di non essere semplicemente un formalista antiquariale, ma di far rivivere nel proprio fare il classico come materia viva, quasi si sentisse più un maestro cinquecentesco che un declinatore di stile.

La situazione eccezionale in cui opera si alimenta della presenza folta della colonia ticinese, valente e culturalmente omogenea, attraverso la quale molto della sua esperienza filtra e si fa parlata comune, e grazie alla quale, come la mostra documenta, molti documenti sopravvivono sino a oggi.

Giacomo Quarenghi, Progetto per il Mausoleo del principe Volkonskij a Suchanovo, prospetto principale, c. 1812-1813

Giacomo Quarenghi, Progetto per il Mausoleo del principe Volkonskij a Suchanovo, prospetto principale, c. 1812-1813

Non si pretende, Quarenghi, caposcuola, ma lo è di fatto, in una situazione in cui il far grande è esperienza ordinaria: se una effettiva koiné neoclassica si radica in architettura sino a decidere la cultura occidentale per un secolo intero e a inoltrarsi nel ‘900 almeno come repertorio di modi, è grazie a figure come la sua.