Giuliano Mauri. Cattedrale vegetale, Area Ex Sicc, Lodi, dal 23 aprile 2017

Lodi e l’Adda sono stati presenze ben più che biografiche nell’opera di Giuliano Mauri, e questo omaggio postumo è, per mille versi, doveroso.

Giuliano Mauri, Cattedrale vegetale, ph. Cristiano Guida

Giuliano Mauri, Cattedrale vegetale, ph. Cristiano Guida

La sua concezione dell’architettura vegetale come accidente artificioso del naturale, che pone in contaminazione fervida mondi che lo stereotipo ha reso collidenti, è figlia di un corso iniziato negli anni ’70, in seno a pratiche d’ambiente figlie d’un pensiero mai solo estetico.

In quest’opera, progettata da Mauri e realizzata dopo la sua morte con valore di omaggio alla sua storia, il focus concettuale è l’idea stessa di cattedrale (“un’idea di magnificenza, un ordine e una sacralità del luogo”), come luogo anche laicamente ieratico, che restituisce al naturale ciò che dal gotico è stata l’implicazione stylée dell’idea vegetale: qui sono 108 colonne/querce – le querce che verranno – a stabilire cinque navate, uno sviluppo in piano di oltre settanta metri per oltre venti.

Giuliano Mauri, Cattedrale vegetale, part., ph. Cristiano Guida

Giuliano Mauri, Cattedrale vegetale, part., ph. Cristiano Guida

È un’assunzione di luogo che implica – fattore di alta suggestione – anche una misura precisa di tempo: non un’ostensione è, ma un mettersi al passo dell’architettura in fieri anche con il fluire naturale del tempo; non un far vedere, non un perficere, ma l’instaurare una vita dell’opera che chiede consonanze profonde a chi la frequenti.