Depero il mago, Fondazione Magnani Rocca, Mamiano di Traversetolo, sino al 2 luglio 2017

Si torna a ragionare con ampiezza di Depero, d’un percorso che nasce in seno a modi classici dell’avanguardia – la peinture d’abord – ma che la Ricostruzione futurista dell’universo orienta diversamente.

Depero, Guerrieri, 1923

Depero, Guerrieri, 1923

Il genio dell’autore consiste nel non prender partito a favore della declinazione mondana e utilitaria dell’arte come “applicazione” ma come componente inventiva in sé, in pienezza concettuale e operativa: e il transito all’interno della vicenda dei Balli plastici ne è esemplare.

La concezione della Casa d’arte roveretana è d’una effettiva unità produttiva ove la pratica non si pone il problema di cosa essere rispetto all’arte alta, ma per molti versi rideclina nella modernità e con lucido progetto la sostanza dell’antica bottega, un’idea delucidata del fare, uno sfarzo intellettuale e fabrile ch’era stato, nonostante gli idealismi avessero diffuso stereotipi diversi, quello che dal grande rinascimento portava al design nascente.

Depero ha il coraggio di ridefinire i canoni di gusto che la pratica artistica deve pur possedere e di definire, così, un territorio che a quelle date, l’immediato dopoguerra, era ancora solo vaga intuizione in vicende comparabili come il Bauhaus.

Depero, Grattacieli e subway, 1930

Depero, Grattacieli e subway, 1930

Poi viene la stagione americana, geniale soprattutto per la remise en question di se stesso che Depero attua di fronte a una metropoli che non è vagheggiamento intellettuale ma realtà viva e attiva.