Rik Wouters. Exposition rétrospective, Musées royaux des Beaux-Arts, Bruxelles, sino al 2 luglio 2017

Wouters è uno dei minori di qualità di cui è ricca la scena europea d’inizio secolo, alla quale dà un contributo cronologicamente troppo breve, morendo nel 1916 a trentatré anni.

Wouters, La Vierge folle, 1912

Wouters, La Vierge folle, 1912

Vallone dalle plurime successive influenze – dapprima è il sovratono psicologico di Ensor, poi sono gli esempi non eludibili di van Gogh e Cézanne – da pittore Wouters si caratterizza per la predilezione accordata a temi d’intimismo familiare, animati dal rapporto dolcemente ossessivo per la moglie/modella Nel, evidentemente posti in rapporto fertile con Bonnard, al quale lo accomunano anche talune occasioni espositive.

La sua vocazione primaria è tuttavia quella di scultore – tradizione tutt’altro che banale, nel Belgio di quegli anni – in cui pure un’attenta informazione internazionale non gli manca, ove si pensi che la sua Vierge folle, 1912, ispirata a Isadora Duncan, coincide cronologicamente con le ricerche grafiche e plastiche di Rodin su Alda Moreno e su Nijinski.

Wouters, Contemplation, 1911

Wouters, Contemplation, 1911

Nel tempo disastroso della guerra mondiale non sono né il fronte né l’epidemia di spagnola a portarlo via, ma un tumore, che pone fine al suo lavoro proprio al momento del raggiungimento della piena maturità espressiva.