Masséot Abaquesne. L’éclat de la faïence à la Renaissance, Musée de la Céramique, Rouen, sino al 3 aprile 2017

Masséot Abaquesne condivide con Bernard Palissy il ruolo di massimo ceramista francese del Rinascimento, e tanto la tecnica quanto lo stile ne dicono i profondi nutrimenti italiani, in un tempo assai più cosmopolita di quanto normalmente si dica.

Panneaux du Déluge, particolare, Ecouen, Musée national de la Renaissance

Panneaux du Déluge, particolare, Ecouen, Musée national de la Renaissance

I documenti, finalmente studiati in modo sistematico in questa occasione, dicono che la sua bottega è attiva a Rouen nel 1526, degna emula di quelle più antiche e radicate di Faenza, Urbino, Deruta, Castel Durante.

La grande committenza è per Abaquesne quella di Anne de Montmorency, connestabile di Francia e sodale di Francesco I, che nel 1542 gli commissiona i pavimenti per il castello di Ecouen, il secondo dei quali indica anche, nel ricorso abbondante alla moda delle grottesche, quanto il clima di Fontainebleau sia passato rapidamente per i rami sino alle botteghe: che erano, allora, luoghi primari di elaborazione, ben lontani dagli stereotipi con cui si è successivamente letta l’arte applicata.

Marche d’autel de la Bâtie d’Urfé, particolare, 1557, Louvre

Marche d’autel de la Bâtie d’Urfé, particolare, 1557, Louvre

Capolavoro è, in quegli anni, il vasto trittico con scene del Diluvio universale, probabilmente anch’esso realizzato per Ecouen, altissimo anche per gli standard della bottega di Abaquesne: certo conta la committenza reale, conta la moda italianizzante, ma il magistero tecnico e stilistico è indubitabile.