Renato Mambor. Connessioni invisibili, Galleria Gruppo Credito Valtellinese, Milano, sino al 27 marzo 2017

Mambor appartiene al mondo nuovo della scuola di piazza del Popolo, la cerchia ampia che debutta in gallerie come l’Appia Antica, la Salita, la Tartaruga.

Mambor, Ultimo giorno, 1963

Mambor, Ultimo giorno, 1963

È una figura defilata, per molti versi, climatica di quella Roma in cui il cinema esercitava la sua attrattiva facile e potente. Ma ha momenti di acuta asciuttezza visiva che ne fanno una figura tutt’altro che banale.

La schematizzazione estrema e l’à plat coloristico sono le chiavi di una de-soggettivizzazione del fare che l’artista affronta, in buona compagnia, ricorrendo a processi di resa totalmente elementare, a una sorta di à rebours grammaticale che mette infine in discussione lo statuto stesso del pittorico rispetto alla deriva di senso del rappresentare.

Mambor, Rulli, 1965

Mambor, Rulli, 1965

Del modo in sé poco gli interessa, del peso specifico dell’immagine e delle sue implicazioni moltissimo, come mostra la sua fase matura, quando la “pop italiana” diventa faccenda di musei e lui potrebbe continuare a editarsi, e invece traffica ulteriormente con pensieri leggeri e nitidi.