J. J. Winckelmann (1717-1768). I “Monumenti antichi inediti”. Storia di un’opera illustrata, m.a.x. museo, Chiasso, sino al 7 maggio 2017

“I primi saggi dell’arte del disegno furono così informi, come lo è ogni animale al suo nascere”. Inizia così Monumenti antichi inediti, che Winckelmann pubblica a proprie spese nel 1767, giusto un anno prima della morte.

Winckelmann, da “Monumenti antichi inediti”

Winckelmann, da “Monumenti antichi inediti”

Ricco di 208 tavole incise, il lavoro si sviluppa in due volumi, ed è una sorta di summa del pensiero del grande studioso: ripresentarlo nella totalità delle sue immagini, e con l’aggiunta dei manoscritti preparatori, è un buon modo per avviare il terzo centenario della nascita  del grande antiquario.

Winckelmann è associato all’idea stessa di neoclassicismo, soprattutto nella versione mengsiana e, per altri versi, canoviana, un vagheggiamento stilistico del tutto esente dalle implicazioni ideologiche che caratterizzano l’area francese. In realtà la sua operazione ha un livello duplice, perché da un canto incide sul corso del dibattito artistico in modo importante, e d’altro canto avvia un filo di ragionamenti non banali – ancora ingenui, certo, e storicamente fragili, ma decisivi – intorno alla lettura dell’antico.

Ciò ne fa, nell’ottica evoluzionistica/involuzionistica cara per lungo tempo alle storie dell’arte, il transito primario attraverso il quale tutto il mondo postbarocco ritrova e ridefinisce un’identità classicista possibile capace di fare i conti, se non con Michelangelo, con il mito vasariano che fa di lui il vertice d’una storia destinata inevitabilmente a decadere.

Winckelmann, da “Monumenti antichi inediti”

Winckelmann, da “Monumenti antichi inediti”

Quanto alla pittura, chiara è la posizione dell’amico Mengs, che giusto in quegli anni scrive: “Perciò concludo che il pittore, che vuole trovare il buono ossia il migliore gusto, deve imparare a conoscerlo da questi quattro; cioè: dagli antichi il gusto della bellezza; da Raffaello il gusto dell’espressione o della significazione; da Correggio il gusto del dilettevole o dell’armonia; da Tiziano il gusto della verità o del colore. Tutto questo però egli deve cercarlo nella natura e nella vita”. La faccenda, dunque, è assai più complicata del puro enunciato antichista.