Ico Parisi. Il centenario

Giusto cento anni fa, il 23 settembre 1916, nasceva a Palermo Ico Parisi, una delle figure cruciali dell’architettura italiana, e in specie comasca, che matura tra le due guerre vicino all’esempio illustre di Giuseppe Terragni e Alberto Sartoris, frequentando in seguito figure come Gio’ Ponti e Alvar Aalto, tra gli altri.

Ico Parisi, Tavolo mensola, 1947

Ico Parisi, Tavolo mensola, 1947

Parisi, personalità polivalente e sin dall’inizio curiosa di ogni sperimentazione, esordisce nel 1937 con le fotografie della Casa del Fascio di Terragni per “Quadrante”, con gli allestimenti per la Mostra Coloniale a Villa Olmo a Como e con i primi saggi di architettura d’interni.

È soprattutto dopo la parentesi bellica che la fisionomia di Parisi si precisa appieno. Con i suoi mobili pionieristici è presente al 34˚ Salon des Artistes Décorateurs di Parigi, nel 1948, e alla storica Mostra dell’arredamento da Fede Cheti, a Milano, nel 1949. Realizza inoltre gli arredi per la Libreria dello Stato di Milano e gli allestimenti per la Mostra del Giornalismo, Milano 1948, e per la I Fiera di Bergamo, 1950.

In questo periodo progetta anche le prime architetture, che culminano con il Padiglione Soggiorno per la X Triennale milanese, 1954, e con la Casa per vacanze per la mostra “Colori e forme nella casa d’oggi”, Como 1957.

Ico Parisi, Casa Parisi, Como, 1957-1958, terrazzo con intervento di Lucio Fontana

Ico Parisi, Casa Parisi, Como, 1957-1958, terrazzo con intervento di Lucio Fontana

Fonda inoltre con la moglie Luisa Aiani lo studio La Ruota, a Como, atelier d’invenzione artistica e nel campo del design e dell’architettura d’interni che per alcuni decenni è uno dei rari luoghi d’incontro e contaminazione con la ricerca artistica.

Alla progettazione di mobili per le aziende più lungimiranti brianzole e internazionali, come MIM e Cassina, di oggetti di design – da complementi d’arredo a ceramiche e vetri strepitosi – e di edifici pubblici e privati ai quali chiama a collaborare artisti come Lucio Fontana, Mario Radice, Francesco Somaini, Bruno Munari e altri, Parisi alterna negli anni ’50 e ’60 una fitta attività di fotografo e pittore, oltre che una riflessione profonda sui limiti storici delle discipline nelle quali opera.

Ico Parisi, Apocalisse Gentile, 1978

Ico Parisi, Apocalisse Gentile, 1978

Da tali verifiche critiche e dal suo modo acuto, mobile, penetrante di concepire nasce la svolta radicale dei Contenitori Umani, concepiti con Somaini nel 1968, ai quali fanno seguito il progetto per la Casa Esistenziale, 1972, l’Operazione Arcevia, che prevede la fondazione compiuta di una comunità abitativa, e le serie sempre più lucidamente inquietanti Utopia Realizzabile, Apocalisse Gentile, Libertà è uscire dalla scatola, Architettura dopo. Anche in questi casi coinvolge, fedele al credo dell’integrazione delle arti, figure che spaziano da Alberto Burri a Chuck Close, da Duane Hanson a Aldo Clementi.

Con tali opere tiene mostre presso istituzioni prestigiose come la Biennale, la Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma, il Musée d’Ixelles di Bruxelles, Documenta, il Padiglione d’Arte Contemporanea di Milano, il Centre Pompidou di Parigi, la Galleria Civica di Modena, la Pinacoteca Civica di Como.

Negli ultimi anni attende alla realizzazione dell’edificio del Bobadilla, a Dalmine, complesso caso di “utopia realizzabile” in architettura, inaugurato nel 1992. Muore a Como nel 1996.

Parisi, Vetro Macchie, 1992

Parisi, Vetro Macchie, 1992

Ho avuto l’onore di inventare cose con Parisi, mostre e libri e un sacco di “si potrebbe”, sin dal 1980. Per me è stata davvero una vita: intensa, giocosa, straordinaria, in quelle giornate tra cazzeggio e pensieri veri con Ico e Luisa, alter ego dal genio gentile e arguto, e con Stefania Sala, elfo meraviglioso apparso alla Ruota nel 1986: e in quelle conversazioni serali interminabili all’Osteria del Silenzio, negli anni ultimi.