Stravaganze di velluto,  in “Amadeus”, 320, Milano, luglio 2016

Perché un artista geniale, e in quel momento all’apice della sua controversa creatività, decide di diventare produttore di un gruppo rock? Se lo chiedono in molti quando giusto cinquant’anni fa, nel 1966, Andy Warhol decide di diventare il regista intellettuale dei Velvet Underground.

Warhol, Exploding Plastic Inevitable, 1966

Warhol, Exploding Plastic Inevitable, 1966

L’incontro è di quelli brevi ma per molti versi decisivi, e ora una mostra documentatissima alla Philarmonie di Parigi (“The Velvet Underground. New York Extravaganza”, sino al 21 agosto) ricostruisce la vicenda. Già le personalità dei due fondatori del gruppo, Lou Reed e John Cale, sono talmente eterogenee da innescare una combinazione chimica inconsueta. Reed studia letteratura alla Syracuse University e come molti bazzica la musica pop, intuendo che dietro i suoi standard compositivi spesso banali esistono molte possibilità inedite da esplorare. Cale è gallese ed è a New York per studiare composizione classica con un borsa di studio Leonard Bernstein: ma la città è una contaminazione continua di situazioni e di esperienze e il musicista è subito attratto nell’orbita della sperimentazione d’umore dadaista di John Cage e La Monte Young.

Cage è il santone della musica nuova, e Young l’adepto che ne spinge le indicazioni verso la minimalizzazione estrema, verso la confluenza in un mondo di suoni, rumori, azioni, eventi visivi che non ha ancora nome ma ha ben chiaro cosa non vuol essere – sarà, poi, il movimento Fluxus –  coinvolgendo nei suoi progetti figure diverse, da matematici a performers. Nel 1963 in Studies in the Bowed Disc esegue azioni sonore su un gong d’acciaio realizzato da Robert Morris, che sarà protagonista dell’arte minimal, e cura con Jackson Mac Low, altro musicista/poeta di frontiera, una pubblicazione che sarà capitale per le arti contemporanee, dal titolo chilometrico e a modo suo programmatico, An Anthology of chance operations concept art anti-art indeterminacy improvisation meaningless work natural disasters plans of action stories diagrams Music poetry essays dance constructions mathematics compositions.

The Velvet Underground and Nico, 1967

The Velvet Underground and Nico, 1967

Cale segue Young nel complesso progetto del Theatre of Eternal Music – cui dà il suo contributo anche un altro gran musicista, Terry Riley – e contemporaneamente inizia con Reed a suonare rock estemporaneo, musicalmente maleducato, nel gruppo The Primitives, in cui il batterista è Walter De Maria, che sarà poi pioniere della land art, e una fervida compagna di strada Simone Forti, figura cruciale della new dance.

I Velvet Underground nascono poco dopo, 1965, associandosi Sterling Morrison e Maureen Tucker, suonando in localini come il Café Bizarre di New York e cimentandosi nell’accompagnamento musicale estemporaneo di film d’avanguardia.

È evidente che in questo crogiolo di sperimentazioni sono saltati tutti i confini tra le discipline e qualcosa di veramente inedito sta accadendo. Se ne avvede subito Warhol, il quale comprende anche che il rischio è che tutto questo fervore creativo resti confinato negli spazi angusti dell’avanguardia per pochi. Occorre una patina pop, un’idea che renda accessibile una parte almeno di tutto ciò al pubblico vasto, facendo notizia.

A sua volta Warhol sta sperimentando spettacoli come Andy Warhol Up-Tight ed Exploding Plastic Inevitable in cui, come nelle soirées dadaiste, sul palcoscenico accadono proiezioni di film (Warhol stesso ha girato film come Eat, Vinyl ed Empire), di immagini, di luci, e inoltre musiche, danze e performances speziate da un clima tra il tossico e il sadomaso.

Gerard Malanga, Warhol & Velvet Underground

Gerard Malanga, Warhol & Velvet Underground

Ora ha ben chiaro che raggiungere il grande pubblico significa montare sull’onda del rock, come i Rolling Stones hanno mostrato. I Velvet Underground diventano la sua creatura, una sua opera. Non solo impone che al gruppo si associ Nico, cantante tedesca dalla bellezza algida che aggiunge una nota di fascino in più, ma crea per il primo disco, The Velvet Underground & Nico, la copertina celeberrima con una ambigua banana sbucciabile e una sola firma, la sua. Ma il successo e il far notizia, l’unica cosa che interessa all’artista, non arrivano, e Warhol subito si disamora.

Questo disco e i successivi, sino al precoce scioglimento del gruppo nel 1970, sono tuttavia capitali per coloro che ne capiscono la portata. Dirà un altro grande della musica di ricerca, Brian Eno: “Pochi comprarono i loro dischi quando vennero pubblicati, ma tutti coloro che lo fecero poi formarono una band”.