Pietro Vivenzio, Gemme antiche per la più parte inedite, Roma 1809

Queste Gemme, le quali intagliate di soli contorni imprendo io a publicare, dovrebbero, perché antiche, esser gradite sì a giovani studiosi, che a professori delle belle arti, né è mestieri il ridire se giovino a far conoscere quali fossero queste ne’ tempi andati, se già ne parlarono assai chiarissimi e dottissimi uomini dell’età nostra.

Vivenzio, Capaneo sotto Tebe

Vivenzio, Capaneo sotto Tebe

E comecché scarso sia il numero di queste Gemme, alcune ve n’ha dì così grande importanza, che ben meritar potrieno esse sole lo studio d’ogni più illustre Antiquario, non che di me, il quale fui educato in una Provincia del Regno di Napoli, ove il mio selvaggio ingegno crescendo senza certa instituzione, trascorse a suo piacimento.

Da qui si potrà conoscere, che l’esposizioni aggiuntevi non sono per altro , che a render chiaro i soggetti in quelle rappresentati. Né certo è animo mio, che debba quest’opera fare il mio nome degno dì ricordazìone, che tempo forse verrà, che altre cose publicando, si potrà far giudizio, se bene o male mi sia io occupato per anni molti a richiamare alla luce tanti vasi di terra dipinti, dall’infanzia della plastica nella Campania e nella Magnagrecia , fino alla sua decadenza; oltre a quei rarissimi degli Egiziani, portativi da Fenicj, e dalle prime Colonie greche, che vennero a stabilirvisi: i quali tutti preziosissimi monumenti, sepolti giacevano entro le viscere della terra. Il lavoro presente, perché non fatto sopra argomento nuovo, non può con nuovo metodo esser condotto: il perché, quelle Gemme che trovai descritte ne’ classici greci e latini, per tali le annunciai; e dell’altre scrissi quello che m’era parso migliore, con i testimonj ancora delle storie, e delle antiche memorie.

Vivenzio, Penteo lacerato dalle Baccanti

Vivenzio, Penteo lacerato dalle Baccanti

Per la qual cosa se alcuno v’avesse, a cui questo mio pensamento paresse strano, e d’alcuna cosa criticar mi volesse; sappia averio tenuto dietro al costume di coloro, i quali illustrarono prima di me gli altri superstiti monumenti, di cui la lunghezza de1 tempi estinta avea la memoria. Ultimamente, essend’omai persuaso, che de’ libri nel primo apparire alla luce, più spesso la fortuna, che il giudizio de’ buoni decide; e che è vecchia usanza fra gli uomini, altri lodar tutto per civiltà, altri censurar tutto per voglia di maledire; per me sarò contento, che sieno questi fogli letti nell’ozio presso del focolare, e se ne faccia poi una baldoria; scusandovi qualche menda, che per mio poco saper, come io credo, o per negligenza potesse esservi occorsa . Emmi dolce tratanto la lusinga di veder ampliato e corretto per altri quello, che ho men che debitamente dettato io, come colui, che publicai per il primo la più parte di dette Gemme.