Aldo Manuzio in Ambrosiana, Biblioteca Ambrosiana, Milano, sino al 28 febbraio 2016

Manuzio, vero fondatore dell’arte della stampa, realizza in vita 131 edizioni, di cui ben 107 figurano nelle collezioni dell’Ambrosiana.

Hypnerotomachia Poliphili, in volgare, Manuzio, 1499

Hypnerotomachia Poliphili, in volgare, Manuzio, 1499

Nato alla metà del secolo, Manuzio esordisce nel 1495 a Venezia con la grammatica greca di Costantino Lascaris Erotemata, Questioni. Egli vi giunge nel 1489 dopo che a Carpi Caterina Pico, sorella di Giovanni Pico della Mirandola, gli affida l’educazione dei figli Alberto e Lionello Pio, orfani del padre.

Nella città lagunare Aldo entra in società con Andrea Torresani da Asola, del quale diverrà genero, che da tempo ha rilevato la stamperia di Nicolaus Jenson, e con Pierfrancesco Barbarigo, figlio del doge Marco. Con loro è Francesco Griffo da Bologna, il geniale incisore di caratteri che nel 1503 lascerà la ditta per passare a Fano alle dipendenze di Gershom Soncino e lavorare alle Opere volgari di Messer Francesco Petrarcha, 1503, dedicate a Cesare Borgia, in palese concorrenza con Le cose volgari de Messer Francesco Petrarcha di Manuzio del 1501 e in rivendicazione aperta della paternità del corsivo aldino: il quale, va detto, ha tale successo che già nel 1504 a Lione escono veri e propri falsi dei libri dell’editore veneziano.

Ancora nel 1495 Aldo inizia a pubblicare l’opera che gli dà immediata rinomanza, l’Opera di Aristotele in cinque volumi, completata nel 1498: nel quarto volume i Problemata sono pubblicati in greco, secondo una voga che nel Cinquecento prenderà sempre più piede. I cinque volumi vengono venduti al prezzo di 11 ducati, grosso modo il triplo del guadagno mensile di un tipografo a quelle date.

Musaeus, Opusculum de Herone et Leandro, Manuzio, c. 1495

Musaeus, Opusculum de Herone et Leandro, Manuzio, c. 1495

Ciò che contraddistingue Manuzio non è solo il grado di profonda innovatività delle scelte tipografiche, dal carattere bembo all’italico, della decisione di pubblicare i testi classici senza note e senza commento in volumi in ottavo, della ripresa del frontespizio a introduzione del testo secondo l’uso inaugurato da Giorgio Arrivabene nel 1487 per la sua Biblia, della logica commerciale moderna per cui l’editoria è impresa vera e propria e la marca un vero e proprio brand, così autorevole da sopravvivere alla morte del fondatore, sopraggiunta nel 1515.

E’ invece, soprattutto, l’idea che l’editoria è un progetto culturale che si fa commercio, e che ciò che si vende non è tanto il singolo volume, ma l’idea stessa che l’editore va edificando di opera in opera. Dal Bembo a Erasmo, corresponsabili delle edizioni aldine sono alcuni tra i migliori intellettuali dell’epoca, e ciò che la serie delle pubblicazioni delinea è un vero e proprio disegno intellettuale: le lettere greche, con Aristotele, Teocrito, Aristofane, Esiodo, le grammatiche, un dizionario; le latine, con Virgilio, Orazio, Marziale, Cicerone, Ovidio, Catullo, Tibullo, Properzio; l’umanesimo, da Petrarca a Dante, da Bembo a Poliziano. Nasce di fatto, in questo momento, il concetto di identità culturale della casa editrice, e l’idea stessa di collana.