Anselm Kiefer, l’alchimie du livre,  BNF François-Mitterrand, Paris, sino al 7 febbraio 2016

Il crogiolo intellettuale di Kiefer, uno dei pochi artisti autenticamente pensanti d’oggi, considera il libro una sorta di matrice concettuale con la quale continuamente misurarsi, perché, voleva Edmond Jabès, “Non è la parola scritta a cancellarci, ma la parola cancellata nella parola. Il libro ci dà in lettura queste due cancellazioni”.

Kiefer, Nigredo , 1998

Kiefer, Nigredo , 1998

Kiefer al libro ricorre anche in quanto forma oggettiva ad alto grado di definizione retorica e insieme d’ambiguità: qui ne sono raccolti un centinaio, dal 1968 a oggi. Finalmente con questa mostra si chiarisce un punto essenziale: egli lavora sull’idea e sulla ragione fondamentale del libro, e in conseguenza anche sui quadri e le sculture, non viceversa.

Il libro è argilla e piombo, vetro e sabbia, in un processo umorale e simbolico profondo, ricco di appigli e riverberi colti ma tradotti in tensione primaria. Che il libro entri in gioco nella pratica artistica non è certo un fatto nuovo. Che ciò avvenga in questo modo identitariamente profondo, è una rivelazione e un aspetto non prescindibile della grandezza di Kiefer.

Kiefer, Shevirat ha-Kelim, 2011

Kiefer, Shevirat ha-Kelim, 2011

Capolavoro è Shevirat Ha-Kelim, che rimonta direttamente, ma più in una sorta di potente remitizzazione, alla cabala di Luria e alla Creazione: potrebbe essere un teatro di ammiccamenti e pretesti e diventa una presenza introversa e ispida, d’oscura grandezza.

Kiefer in effetti funziona così. Non è uno che passa attraverso le discipline contaminandole. Come fare non è mai il problema. È l’entità del cosa, la grande interrogazione del perché.