Vivide fantasie, in “Amadeus”, 307, Milano, giugno 2015

Balbi, chi era costui? Si potrebbe cominciare così, da un’evocazione manzoniana, il racconto della vicenda di questa  Veremonda, l’Amazzone di Aragona, recuperata e presentata in prima edizione moderna al Festival di Spoleto di Charleston.

Nespolo, Veremonda, fondale, 2015

Nespolo, Veremonda, fondale, 2015

Se Francesco Cavalli è il musicista che ha composto l’opera, infatti, è grazie a Giovan Battista Balbi, uomo d’arte e di scene di raro talento, che essa fece scalpore sulle piazze importantissime di Napoli e di Venezia – la prima città dove operavano teatri pubblici a pagamento – tra la fine del 1652 e l’inizio del 1653.

Giovan Battista Balbi è, a detta dei contemporanei, un “ballarino celebre”, dunque un coreografo, pioniere nell’introduzione in Francia dello spettacolo all’italiana, che ben presto si fa artefice in toto delle messe in scena, tanto da venire definito ben presto autore di “apparenza di scene, macchine, e  balli”, e altrove autore di “macchine e prospettive”, di numerosi spettacoli celebri, tra i quali spicca, appunto, Veremonda.

Certo al suo predecessore illustre deve aver pensato Ugo Nespolo quando è stato coinvolto nel progetto di far rivivere nell’oggi la sofisticata opera secentesca. Non tanto perché anche Nespolo è, in privato, un eccellente “ballarino”, ma soprattutto perché coltiva da sempre un senso globale dello spettacolo (è stato anche un primario film-maker d’avanguardia) che va ben al di là delle singole specializzazioni, i cui accenti fastosi ben si accordano con il senso di meraviglia visiva e di dinamicità tipici del gusto dell’epoca in cui l’opera fu concepita. Giusto per un riferimento, il 1652 è il momento in cui Bernini ha appena dato al mondo l’Estasi di Santa Teresa e la Fontana dei Fiumi, ed è l’anno di nascita di quel geniaccio barocco che fu Giovan Battista Foggini, cui Nespolo dedicò un’intera mostra, “Fogginia”, alla metà degli anni ’70.

Tipico del suo operare è, da decenni, il processo di frammentare la visione in una miriade di tessere colorate dalle sagome diverse, che evocano la tarsia e il puzzle, mantenendo allo stesso tempo un giusto grado di riconoscibilità delle forme all’interno di schematizzazioni ai limiti dell’elementare e del pop. Ciò gli consente di stabilire una sorta di visione sospesa, riconoscibile nelle sagome delle cose rappresentate ma al tempo stesso astratta in una sorta di sospensione temporale, di lontananza fantastica e vagamente magica con temperature di fiaba e di gioco.

Nespolo, Veremonda, costume di Vespina, 2015

Nespolo, Veremonda, costume di Vespina, 2015

È una situazione in cui delle parvenze di realtà creano un altro mondo, orgoglioso di essere artificiosissimo e per ciò capace di farsi tramite di simboli, di concetti e di aromi estetici non ovvii.

Alla scena musicale Nespolo ha dato molto, negli anni: la Turandot di Busoni a Stamford nel 1986, il Don Chisciotte di Paisiello nel 1990 a Roma, un fortunatissimo Elisir d’amore di Donizetti per Roma, Parigi, Losanna e Liegi nel 1995, una Madama Butterfly nel 2007 per Torre del Lago.

Nel caso di Veremonda egli lavora su una vicenda in cui la scena della grande storia, l’assedio di Gibilterra araba da parte delle cattolicissime truppe spagnole, si anima di molteplici umori diversi. Al centro sono il coraggio femminile di Veremonda contrapposto all’ignavia del re Alfonso, suo marito, la trama fitta di situazioni erotiche e amorose tessuta da travestimenti e colpi di scena con echi della commedia dell’arte, la presenza di figure allegoriche come  il Sole, il Crepuscolo e la Vendetta.

Nespolo, Bozzetto per Spoleto Festival USA, 2015

Nespolo, Bozzetto per Spoleto Festival USA, 2015

La scelta è di collocare il tutto in una sorta di mondo coloratissimo e suadente, sottraendo gli avvenimenti a ogni obbligo di prospettiva storica e venandoli di un’ironia leggera e tersa che invita ai piaceri della mente e dell’occhio, senz’altro obbligo che quello di accompagnarli al godimento della musica.

È un mondo di fantasie vivide, quello che si respira nella Veremonda di Nespolo. Davvero un’incursione del passato lontano nella nostra cultura di moderni: che ci dice dell’importanza storica della musica di Cavalli ma senza intellettualismo alcuno, e liberandone invece tutta la fragrante capacità di seduzione.