Libero Bizzarri, Giorgio Morandi, 1968, proiezione al Premio Libero Bizzarri, San Benedetto del Tronto, 26 luglio 2014

“Necessità di rigore etico”: così, in questo documentario intenso e commosso, il bel testo di Raffaele Monti sintetizza l’anima di Giorgio Morandi.

Parla dell’artista, certo, ma dal punto di vista d’una condivisione profonda in cui si legge lo spirito tutto di Libero Bizzarri, che dell’opera è ideatore e regista.

L’evocazione di Morandi è perfetta, ragiona d’una pittura che ha fatto il secolo e dà conto insieme della sua appartatezza storica, tra quelle mura di via Fondazza, nella Bologna antica, che non erano alternativa al mondo, ma il mondo stesso.

Herbert List, Giorgio Morandi, 1953

Herbert List, Giorgio Morandi, 1953

Bizzarri dipana un discorso che nel passo, nel montaggio allentato e nitido, nella lucidità cautelata e intensa restituisce, ben oltre le immagini e le parole, il senso più intimo e fondante della personalità di Morandi.

Può un autore immedesimarsi a tal punto nel proprio oggetto, pur mantenendo ferma e nitida la clarté del descrivere, del far comprendere senza ambiguità estetizzanti? Certo, è la risposta che viene da questo Giorgio Morandi.

Primariamente perché l’artista e il regista appartengono alla stessa cultura, sono figli di un “humani nihil a me alienum” fatto ragione di vita e d’impegno, oltre ogni alibi, oltre ogni consolazione, oltre ogni ideologia. Perché hanno qualcosa in cui credere e qualcosa da fare.

Questa, forse, è la lezione più importante.