Franco Mazzucchelli. Stati di pressione, Galleria Monopoli, Milano, sino al 4 novembre 2013

Mazzucchelli eredita dalle esperienze della neoavaguardia tra fine anni ’50 e primi ’60, ma le riconcepisce in chiave di operazione pubblica, ad alto gradiente d’engagement sociale.

Mazzucchelli, A. TO A.(Art to Abandon) Alfa Romeo, 1971

Mazzucchelli, A. TO A.(Art to Abandon) Alfa Romeo, 1971

Mai veramente riletto sino ai nostri tempi, il suo lavoro guadagna, nella prospettiva storica, lo spessore che allora, quando era inquadrato più come quello di un epigono che di un autore dalla fisionomia forte, non gli era riconosciuto.

La stagione che si avvia con il 1970 riporta al centro in modo drammatico la situazione di discontinuità sociale che si fa rivolta: in arte, anche, l’impellere di un impegno non di circostanza e la costituzione di un’idea di fruizione intimamente, radicalmente diversa.

Mazzucchelli a ciò risponde con le sue grandi, invadenti strutture gonfiabili, rito di partecipazione collettiva – con forti componenti di happening – nello spazio comune, ipotesi critica di un agire pubblico a forte grado di straniamento.

Mazzucchelli, Bieca decorazione

Mazzucchelli, Bieca decorazione

Naturalmente molto della sua opera è, oggi, solo testimonianza e documento. A ciò soccorrono le fotografie di Enrico Cattaneo, gran cronista rigoroso e amorevole di una Milano che, senza la sua opera e quella di pochi altri, potrebbe sembrare più leggenda metropolitana che storia.