Mino Ceretti, Giuseppe Guerreschi, Bepi Romagnoni, catalogo, Galleria del Cavallino, Venezia, maggio 1956

A Milano da varie parti si avverte il costituirsi di un orientamento figurativo che opera tenendo un riferimento stretto con gli avvenimenti della vita d’oggi.

Questo indirizzo comune, di una partecipazione cosciente a ciò che avviene intorno, si manifesta nel sottolineare gli aspetti umiliati o drammatici dell’esistenza che ci commuovono o ci urtano.

Romagnoni, Senza titolo, 1956

Romagnoni, Senza titolo, 1956

Vogliamo esprimere la nostra presenza attiva non come militanti di una ideologia, ma portando avanti la nostra qualità di uomini che non possono isolarsi in una vita autonoma. Questo atteggiamento dell’essere presenti con la nostra adesione umana oltre il fatto di cronaca, cercando le cause vere dei fatti, dà la misura delle possibilità di apertura verso tutte le direzioni.

Il prevalere di un discorso fatto di risentimenti o di angosce nella pittura che oggi facciamo, non vuole fissare i nostri contenuti in una posizione pessimistica. Il discorso deve proseguire, i valori positivi dovranno essere affermati in modo esplicito senza porre limiti che non siano quelli della aderenza alle situazioni che giorno per giorno ci si impongono. Non perciò rifiutiamo polemicamente le esperienze più valide della pittura moderna, solo non ci sentiamo di accettarle come fini a se stesse, chiuse in uno splendido isolamento formale; è necessario che divengano funzionali a ciò che di più urgente si deve dire.