Savinio. Incanto e mito, Palazzo Altemps, Roma, sino al 13 giugno 2021

Che Savinio e il fratello De Chirico avessero un rapporto particolare con l’antico, e più con i suoi riverberi mitici, è un fatto in cui gli aspetti biografici si confondono con gli umori culturali. In Savinio, poi, i riverberi sono plurimi, radianti tanto quanto vasta è la sua polypragmosyne.

Savinio, Poema marino, 1927

Savinio, Poema marino, 1927

Essa è, qui, solo lumeggiata – il tappeto sonoro dei Chants de la mi-mort e di Oedipus Rex è esemplare – a supporto della pittura e del disegno, che sono protagonisti dell’iniziativa: ma la filigrana scenica agisce in più aspetti del suo modo di concepire l’immagine, spiazzante anche perché si legge, qui, in uno dei luoghi paradigmatici del nostro mito del classico.

Savinio è, per molti versi, più complesso e sottile del fratello perché i suoi quadri sono anche, inevitabilmente e necessariamente, i suoi rimuginii intellettuali, i testi che intesse, i lavori che porta sul pentagramma e sul palcoscenico, tenendosi sempre lucidamente lontano dall’ancorarsi alla retorica delle definizioni, degli enunciati apodittici sul classico, e semmai facendone un filo corrente di materia criticamente viva.

Savinio, La battaglia dei Centauri, 1930

Savinio, La battaglia dei Centauri, 1930

Non è un caso che la sua riscoperta come musicista dati al 1978 e al disco memorabile che gli dedica Luigi Rognoni per Multiphla, la casa che pubblica anche Cage e l’avanguardia musicale pensante tutta del Novecento, e che la sua attività di poligrafo sia raccolta e studiata sistematicamente a sua volta piuttosto tardi.

Savinio è all’apparenza sempre elusivo, lieve, alimentato da un’eccentricità mai esibita, come una svagatezza fatta modo di vita. Né si può dire che oggi sia un monumento culturale: ai monumenti lui riserva tutt’altro trattamento.

Heinz Mack, Kunstpalast, Düsseldorf, sino al 30 maggio 2021

Mack e Otto Piene, padri del gruppo Zero tedesco, incrociano precocemente Manzoni e Castellani. Dallo studio al 69 di Gladbacher Straße, Düsseldorf le Dynamischen Strukturen di Mack e i Rasterbildern di Piene irradiano a fine anni cinquanta un’idea di monocromia, e di “Motion in Vision”, che avrà valore di faglia concettuale e operativa nelle ricerche contemporanee, sino alla configurazione di quella che verrà detta “la nuova concezione artistica”.

Heinz Mack mit Silberfahne im Grand Erg Oriental, Algerien, 1976, Fotografie Thomas Höpker, Courtesy Archiv Atelier Mack © Heinz MackVG Bild-Kunst, Bonn 2020

Heinz Mack mit Silberfahne im Grand Erg Oriental, Algerien, 1976, Fotografie Thomas Höpker, Courtesy Archiv Atelier Mack © Heinz MackVG Bild-Kunst, Bonn 2020

Una retrospettiva di un autore come Mack è sempre a doppio taglio: esibisce meriti storici, dimostra intuizioni e soluzioni, ma testimonia anche la faticata durata temporale del suo lavoro, la ricerca di soluzioni che consentano all’autore di dimostrarsi all’altezza dei suoi esordi.

Mack, in particolare, che è stato tra l’altro oggetto di una rivalutazione storica relativamente tardiva, ha trovato con difficoltà una via tra fascinazioni tecnocratiche, teoricismi non sempre retti dalla pratica, suggestioni che l’hanno spinto ad assorbire attrazioni verso l’ambientalismo e un postminimalismo un po’ vago, senza trovare infine sintesi convincenti.

Heinz Mack, Licht-Architektur (Modell für eine schwimmende Forschungsstation in der Arktis), 1976, Fotografie Thomas Höpker, Courtesy Archiv Atelier Mack © Heinz MackVG Bild-Kunst, Bonn 2020

Heinz Mack, Licht-Architektur (Modell für eine schwimmende Forschungsstation in der Arktis), 1976, Fotografie Thomas Höpker, Courtesy Archiv Atelier Mack © Heinz MackVG Bild-Kunst, Bonn 2020

Alla fine nulla toglie al suo approccio la freddezza del teorico, e la concezione dell’opera come dimostrazione di un assunto. È storicamente importante, certo, Mack, ma una figura di non vasto respiro.

Josef Koudelka. Radici. Evidenza della storia, enigma della bellezza, Museo dell’Ara Pacis, Roma, sino al 16 maggio 2021

La mostra ha, è vero, “troppo” titolo, e una sorta di involontaria ironia: perché celebriamo queste rovine mentre siamo assediati dal paesaggio rovinoso d’anima che incombe su di noi?

Koudelka, Amman, Giordania, 2012 ©Josef Koudelka

Koudelka, Amman, Giordania, 2012 ©Josef Koudelka

Invece l’operazione di Koudelka, autore geniale di fotografia, è dipanare in un contesto fortemente connotato il rapporto controverso del contemporaneo con i segni dell’antico, con la fede, scriveva Seferis, che questi segni antichi abbiano un’anima, e che la loro sostanza stilli “presenza e poesia” quando uno sguardo ne faccia oggetto d’amore e comprensione, come intuiva geniale e asciutto Pasolini nelle Poesie mondane.

Siamo le mille miglia lontani dal rovinismo esotico ed estetico. Koudelka è, nel suo modo anomalo, un voyageur, anche se il suo nomadismo non è in cerca di meraviglie e insegue invece la sostanza profonda di vite e luoghi, la cui trama tesse senza nostalgie ma con istinto lucido carpendo il filo rosso che li fonda come tabernacoli d’una spesso controversa, problematica, fervida identità.

Koudelka, Tempio di Poseidone, Grecia, 2003 © Josef Koudelka,Magnum Photos

Koudelka, Tempio di Poseidone, Grecia, 2003 ©Josef Koudelka/Magnum Photos

Ricominciano le mostre, finalmente, ora. Sotto la crosta delle retoriche inevitabili, si può leggere qua e là il barlume di pensieri meno infondati: queste ad esempio non sono “belle” immagini, agitano una loro diversa tesa necessità.

Pepi Merisio

Oggi, 3 febbraio 2021, è morto Pepi Merisio. Un grande autore. [continua]

Macron e la manna del Covid-19, in “Il Giornale dell’Arte”, 413, Torino, dicembre 2020 – gennaio 2021

Secondo me da qualche parte, nelle stanze eleganti e oscure del potere parigino che la scrittrice Dominique Manotti ci ha abituato a immaginare vividamente nei suoi romanzi noir, ci sono dei signori che stanno sobriamente festeggiando. [continua]

De Chirico. Magische Wirklichkeit, Hamburger Kunsthalle, sino al 25 aprile 2021

Prima che tutto si perdesse nel frullatore pop che tutto banalizza, era opportuna una rimessa a punto della prima stagione di De Chirico, quella che lo vede passare dalle suggestioni sapienziali di Arnold Böcklin alla rivelazione della pittura metafisica. [continua]

Andrea Salvatori. Intorno a Michelangelo, varie sedi, Genova, Savona e Albissola, sino al 4 aprile 2021

La mostra celebrativa di Michelangelo organizzata al Palazzo Ducale di Genova ha generato un’iniziativa intelligente e saporosa: [continua]

Rodin / Arp, Fondation Beyeler, Riehen/Basel, sino al 16 maggio 2021

Tra i numerosi accoppiamenti impertinenti che spesso le mostre ci propongono, questo “Rodin / Arp” è invece perfetto e cruciale, dal momento che, se si esce dal luogo comune di un Arp appiattito sulla sua nascita dada, tra i due artisti si assiste addirittura a una continuità concettuale e problematica ad alto grado. [continua]

Il primo nei neon, in “Il Giornale dell’arte”, 412, Torino, novembre 2020

E pensare che quando espose le sue prime opere con i neon colorati – era la fine dei ruggenti anni sessanta – sembravano una novità. [continua]

Forgioli, catalogo, Museo Butti, Viggiù, 16 giugno – 19 luglio 1984

Scontato, nel caso di Forgioli, richiamare in campo il naturalismo. Le ragioni congenite ci sono, bardate del solito armamentario di lucori lombardi, sensi terragni, cromosomi foppeschi, bisogni o nostalgie presunte di riconoscibilità, di figura. [continua]

Edward Falkener, Ephesus and the Temple of Diana, London, Day & Son, 1862

It is wonderful to consider, as we walk through this vast metropolis of the present day, that cities of antiquity as large as London have once existed and disappeared, leaving not a trace behind; [continua]

Almeno non mi hanno arrestato, in “Il Giornale dell’arte”, 412, Torino, novembre 2020

Almeno non mi hanno arrestato. Magra consolazione, visti i quasi cinque anni e mezzo di groppo continuo allo stomaco e la folla di seghe mentali con cui ho convissuto, e tutte le cose umilianti che ho affrontato nel mio lavoro: non scorderò mai l’espressione di una magistrata tosta che mi voleva incaricare di una consulenza importante – mi considerava uno studioso serio e autorevole, pensa un po’ – alla quale dovetti raccontare che ero sotto processo per associazione a delinquere. [continua]