Franco Fanelli. Voyage pittoresque
Franco Fanelli. Voyage pittoresque, Colophonarte, Belluno, sino al 2 giugno 2012
Fanelli è un incisore che distilla che le proprie uscite pubbliche, assai rare, conferendo loro il senso di una sorta di segretezza violata, di uscita ritrosa dall’atelier.

Fanelli, Frankfurter Zoo, 2007
Eppure è, tra coloro che praticano il bulino e l’acquaforte, un grandissimo. Non solo per la qualità tecnica dei fogli, che sarebbe il minimo. Ma soprattutto perché egli mai si concede alla retorica della difficoltà, dell’esibizione virtuosa. Ciò che gli sta a cuore è coltivare piuttosto il suo istinto pensoso e visionario, il rendere con umore tra settecentesco e modernissimo lo straniamento intellettuale ch’è anima possibile del senso.
Il Voyage pittoresque era quello dell’Abbé de Saint-Non, il quale scopriva il mondo classico come una sorta di mitico altrove possibile, ed effettivamente esistente. Fanelli ne fa un pretesto mentale, ché il suo viaggio contamina il motivo della Cinocefala, scimmia antropomorfa, e del classico: e la sua davvero potrebbe essere una descrizione di rovine e monumenti passati, ma d’una civiltà che un atlante non ancora trovato potrebbe rivelarci.

Fanelli, Orange II, 2011
È un approccio coltissimo, il suo, elaborante intorno a una trama fitta d’umori e aromi che vanno dall’artistico allo scientifico, sempre con l’odore delle pagine d’antico repertorio a fare da retrogusto decisivo.
Ciò che ne esce è, appunto, uno déplacement della mente prima ancora che dell’occhio, una sorta di trascorrimento che annida le proprie lepidezze entro una visione potente, perché non si facciano blague e virgolettato ma ancora, comunque, pensiero pensato.




