Ordine e bizzarria: il Rinascimento di Marcello Fogolino, Castello del Buonconsiglio, Trento, sino al 5 novembre 2017

Nel 1526 Marcello Fogolino viene accusato, insieme al fratello Matteo, anch’egli pittore, di aver assassinato un barbiere in Friuli: chiamati a presentarsi all’autorità costituita a Udine, i fratelli fuggono invece a Trento, venendo banditi da tutto il territorio della Repubblica Veneta.

Marcello Fogolino, Adorazione dei Magi,1509-1510

Marcello Fogolino, Adorazione dei Magi,1509-1510

È l’innesco della storia di dopo del pittore, il quale si era formato con Bartolomeo Montagna e aveva lavorato tra Vicenza, Venezia e Pordenone e ora si ritrova eccentrico alla sua geografia. Ma Trento è quella di Bernardo Cles e del Magno Palazzo del Castello, dell’incrocio tra Romanino e i Dossi, un clima irripetibile in cui anche il nostro, che non lavora a quelle altezze ma è artista solido per formazione e allineato alle svolte del moderno, trova una collocazione precisa anche in seguito, al tempo di Cristoforo Madruzzo.

Poi riprende a errare, e molte delle sue tracce si perdono. Solo ora, di fatto, si è cominciato seriamente a cercare di far luce sulla sua figura, minore certo ma non scontata.

Marcello Fogolino, Madonna in trono con Bambino  e santi, 1510-1520

Marcello Fogolino, Madonna in trono con Bambino e santi, 1510-1520

Tappa dopo tappa, dal lontano 1985 in cui si tenne “Bernardo Cles. L’arte del Rinascimento nel Trentino”, la vicenda dello snodo tridentino viene indagata sempre più in profondità. Non so cosa ne pensino gli aedi dell’esporre per far turismo, ma che il Buonconsiglio abbia un serio e organico progetto culturale è un merito, e grande.

Odilon Redon, À soi-même, 1922

On ne peut m’enlever le mérite de donner l’illusion de la vie à mes créations les plus irréelles. Toute mon originalité consiste donc à faire vivre humainement des êtres invraisemblables selon les lois du vraisemblable, en mettant, autant que possible, la logique du visible au service de l’invisible.

Redon, L’oeil, comme un ballon bizarre, se dirige vers l'infini, 1882

Redon, L’oeil, comme un ballon bizarre, se dirige vers l’infini, 1882

[…] Mais d’autre part, mon régime le plus fécond, le plus nécessaire à mon expansion a été, je l’ai dit souvent, de copier directement le réel en reproduisant attentivement des objets de la nature extérieure en ce qu’elle a de plus menu, de plus particulier et accidentel. Après un effort pour copier minutieusement un caillou, un brin d’herbe, une main, un profil ou toute autre chose de la vie vivante ou inorganique, je sens une ébullition mentale venir: j’ai alors besoin de créer, de me laisser aller à la représentation de l’imaginaire. La nature, ainsi dosée et infusée, devient ma source, ma levure, mon ferment. De cette origine je crois mes inventions vraies. Je le crois de mes dessins; et il est probable que, même avec la grande part de faiblesse, d’inégalité et d’imperfection propre à tout ce que l’homme recrée, on n’en supporterait pas un instant la vue (parce qu’ils sont humainement expressifs) s’ils n’étaient, ainsi que je le dit, formés, constitués et bâtis selon la loi de vie et de transmission morale nécessaire à tout ce qui est.

Manguin, la volupté de la couleur, Musée des Impressionnismes, Giverny, sino al 5 novembre 2017

Manguin è al Salon d’automne del 1905 in cui lo scandalo dei fauves apre la prima crepa vistosa nell’area postimpressionista e inaugura la strada al diverso sentire che porta all’espressionismo.

Manguin, Devant la fenetre, rue Boursault, 1904

Manguin, Devant la fenetre, rue Boursault, 1904

Ma egli non è un pittore di prima linea, non ha le arguzie strategiche dell’épater, tutto sommato è un mediatore abile di climi: senza avere l’oltranza stilistica di Matisse, e men che meno il suo genio, mira a declinare ulteriormente un uso sensuoso del colore, una resa affettivamente intensificata dei soggetti, un intendimento dei generi che ne faccia dei portatori schiariti di mood.

Vollard si avvede subito che il suo ruolo può essere quello dell’avanguardista rassicurante più che avventuroso, e Signac si fa garante delle sue buone doti. Con questo bagaglio Manguin affronta i decenni della classicizzazione del moderno, da perfetto illustratore della luce e del colore del Midi.

Manguin, Pinède à Cavalière, 1906

Manguin, Pinède à Cavalière, 1906

Non avendo troppo azzardato, la sua pittura invecchia con grazia, si fa ambasciatrice di un gusto più che della storia, ma va bene così: rispetto a certe sopravvivenze patetiche, meglio la sensualità fastosa di Manguin, la sua non occasionale joie de vivre.

Free Black North, Art Gallery of Ontario, Toronto, sino al 20 agosto 2017

Se si deve indicare un caso esemplare di intendimento della fotografia come vettore identitario orgogliosamente forte, questa mostra lo illumina pienamente. [continua]

Claude-Henri Watelet, Fresque, in Encyclopédie ou Dictionnaire raisonné des sciences, des arts et des métiers, 7, 1757

FRESQUE, s. f. (Peinture.) On appelle peindre à fresque, l’opération par laquelle on employe des couleurs détrempées avec de l’eau, sur un enduit assez frais pour en être pénétré. [continua]

David Lachapelle. Lost + Found, Casa dei Tre Oci, Venezia,  sino al 10 settembre 2017

È già ora di antologiche per Lachapelle che, lo si apprezzi o meno, incarna una delle figure più forti e mediatiche del panorama contemporaneo. [continua]

Paradise of Exiles: Early Photography in Italy, Metropolitan, New York, sino al 13 agosto 2017

Man mano che viene ristudiata la vicenda della fotografia seminale, quella che dal fatidico 1839 va fino alla diffusione massiccia degli anni sessanta del secolo, [continua]

Michele Zaza, Angelico pensiero, 1996

“Eines zu sein mit Allem – Essere uno con tutti”  (Hölderlin). La trama del lavoro, fondamentalmente mistico ed insieme razionale, non compenetra l’immediatezza del dato empirico, [continua]

Agnetti. A cent’anni da adesso, Palazzo Reale, Milano, sino al 24 settembre 2017

Le bacheliti con gli Assiomi, statements con la forza del paradosso e della deriva del senso. La Macchina drogata in cui cifre e lettere alfabetiche si scambiano di luogo in un’operazione di tracollo della ratio in pura alea. [continua]

Mystical Symbolism: The Salon de la Rose+Croix in Paris, 1892–1897, Solomon R. Guggenheim Museum, New York, sino al 4 ottobre 2017

Joséphin Péladan era un personaggio bizzarro il quale aveva intuito la tensione mistica ed esoterica che animava il finale di secolo, propenso al sapienziale e all’occulto non meno che al razionale e al positivo: [continua]

Walter Gropius, La nuova architettura e il Bauhaus, 1935

[…] Nella realizzazione di questo progetto mi proposi di risolvere il delicato problema di come conciliare la creatività del design con la perizia tecnica. [continua]

Memory Unearthed. The Lodz Ghetto Photographs of Henryk Ross, Museum of Fine Arts, Boston, sino al 30 luglio 2017

Il materiale è ben noto, e straordinario. Ross è ebreo e nel ghetto di Lodz, a partire dal 1940, per la burocrazia delle autorità naziste fa fotografie [continua]