Una bananità, in “Il Giornale dell’Arte”, 405, Torino, febbraio 2020 

Confesso che mi diverte ancora, arrivato alla mia età non più tenera e scafata, sorprendermi per le cose che succedono nel e intorno al mondo dell’arte. Lo dico subito: c’entra la banana di Cattelan. Ma c’entra perché nel mazzo inenarrabile di auguri che hanno intasato, com’è ormai tradizione, la casella di posta elettronica, un gran numero era fatto di meme della medesima banana del Cattelan: che lipperlì non mi era sembrata un’ideona, ma un’autocitazione light, arguta e furbetta il giusto, proprio roba da dare in pasto a uno stand di fiera: “un segno”, come dicevano negli anni settanta i concettuali onniscienti, mica un lavoro.

Cattelan, A perfect day, 1999

Cattelan, A perfect day, 1999

In effetti, prendi del nastro adesivo robusto e argentato e ci puoi attaccare al muro ogni cosa, il tuo gallerista compreso, aveva dimostrato a suo tempo il Cattelan medesimo. E la gente si è allineata festosa, dando fondo alle scorte di 3M e Tesa e Fixman riunite e parimenti alle proprie fantasie, con picchi di banalità desolante, sdolcinatezze e cazzaggini varie secondo estro, fette di panettone comprese: anche se, all’appello delle mie fantasticherie che tendono sempre a dirazzare, mancano richiami non meno tradizionali come, che so, un altrettanto allusivo napoletanissimo capitone oppure, con citazione quasi testuale, un Babbo Natale schiaffato al muro proprio come a suo tempo il buon Massimo De Carlo, il quale tra l’altro ora ha messo su anche lui una bella barbona bianca.

Temo, per parte mia, che non si sia trattato che di un debutto, e che per molto tempo ancora dovremo subire roba attaccata al muro con lo scotch argento fatta da qualcuno che così si dice “esprimo anch’io la mia creatività” (vuoi che qualche maestra di scuola inconsapevolmente perversa non s’inventi sessioni con i bambini lasciati liberi di dar fondo ai d’après più bizzarri?) oppure “prendo anch’io per il culo come fa il Cattelan”, oppure, persino, “ho un’ideona per dei meme nuovi”.

Anche nel pianeta in cui Cattelan si aggira solitario macinando con libidine da masscult un po’ vero un po’ finto le sue invenzioni, la cosa deve aver creato qualche sorpresa goduriosa. Aveva immaginato di iscriversi al club delle supericone del secolo, il pissoir di Duchamp in testa, piazzando la sua tazza da water in oro zecchino nel museone, e l’effetto è stato solo assai marginale, tant’è che l’appendice noir del furto con destrezza del water medesimo è stata accolta da un generale chissenefrega. Ha attaccato, con gesto di sublime e disincantata pigrizia, la banana nel casino di una fiera (non so neppure se l’abbia fatto proprio lui, ma non è ovviamente rilevante: in fondo può essergli bastata una telefonata, proprio come accadeva al vecchio Marcel), e tutto il mondo non solo ne ha parlato, ma l’ha introiettata facendone una figura perfetta della coscienza collettiva, in cui ormai tengono il campo meme di meme di meme, il che è l’eredità più lucida di Duchamp. Andrà a finire che lo scotch argento diventerà una roba solo sua, sottoposta a uno di quegli pseudo-copyright tra ideologici e dementi che piacciono tanto ai fighetti dell’arte.

In fondo, Cattelan così ha smesso persino di cincischiare con il mondo dell’arte e i suoi meccanismi e ha cominciato davvero a pensare da uomo-massa, che quando parla d’arte dice cose elementari, perfettamente replicabili senza complessi e senza skill, che non si deve neppure far finta di capire. Per tutto il resto, come diceva la pubblicità, c’è la Mastercard di un collezionista, ma questo riguarda solo lui e i suoi mercanti, ché la massa nel frattempo si è già largamente pasciuta.

Jaucourt, Nu, in Encyclopédie ou Dictionnaire raisonné des sciences, des arts et des métiers, 11, 1765

Le nu, ou le nu d’une figure, désigne les endroits du corps qui ne sont pas couverts. Les Peintres & les Sculpteurs ont quelquefois péché contre les regles de la modestie pour s’attirer de l’estime & de la gloire par leur grand art à représenter la beauté, & en quelque sorte la mollesse des carnations; car il faut beaucoup d’étude & d’habileté pour réussir en ce genre;

Mabuse, Venere allo specchio, Pinacoteca dell'Accademia dei Concordi, Rovigo

Mabuse, Venere allo specchio, Pinacoteca dell’Accademia dei Concordi, Rovigo

& d’ailleurs on a remarqué qu’ils en tiroient un si grand avantage pour l’agrément de leur composition, qu’on ne songe plus à leur reprocher cette licence, ou plutôt la nécessité où ils sont de l’employer toutes les fois qu’elle n’est pas contraire aux bornes de la modestie. On dit que Mabuze, contemporain de Lucas de Leyde fit le premier connoître en Flandre l’art de produire le nu dans des tableaux d’histoire; mais sa maniere étoit bien grossiere en comparaison de celle d’Annibal Carrache & du Cavedone. Ce dernier dessinoit parfaitement le nu, & les commencemens heureux qu’il eut dans son art, lui annonçoient une fortune brillante, mais il éprouva tant de malheurs, qu’accablé de vieillesse & de misere, il finit ses jours dans une écurie à Boulogne en 1660, âgé de 80 ans.

Cezanne et les Maîtres. Rêve d’Italie, Musée Marmottan Monet, Paris, sino al 5 luglio 2020

Di un doppio sogno dice la mostra. Quello coltivato da Cézanne della cultura italiana, in specie la veneta, oltre che del grande classicismo francese maturato a Roma, Poussin in testa.

Cézanne, Pastorale, 1870

Cézanne, Pastorale, 1870

E il sogno cézanniano coltivato da una parte primaria della cultura italiana del Novecento, la scoperta, l’amore, l’elezione a pietra miliare di una modernità possibile anche oltre la mitologia che se ne fa in ambito cubista e in quei dintorni.

L’importanza per Cézanne di Tintoretto, e per proprietà trasitiva per il Greco, è cruciale nella sua ispida stagione giovanile, mentre è evidente che il suo lungo e feroce ragionare di paesaggio è figlio di Poussin e di Dughet, ne coglie la ragione profonda di organizzazione del naturale econdo un’idea ormai pienamente autonoma e ripensata del fatto pittorico.

Morandi, Bagnanti, 1915

Morandi, Bagnanti, 1915

Poi c’è il “nostro” Cézanne, quello scoperto da Soffici e Carrà, da Sironi e Morandi: soprattutto Morandi. Scoperto e fatto lievitare sotto le incrostazioni di un ottocentismo che non riusciva a disancorarsi da un concetto ormai svuotato come il far figure: ancora nel 1954 si pubblica L’errore di Cézanne di Michele Guerrisi, classico caso di “parte per il tutto” in cui nel genio di Aix si legge il simbolo della novità polemica dell’avanguardismo, in difesa di valori che, paradossalmente, proprio lui aveva lavorato una vita a riancorare a un’idea non contingente di arte.

Orazio Borgianni. Un genio inquieto nella Roma di Caravaggio, Palazzo Barberini, Roma, sino al 30 giugno 2020

Figura dalla biografia atipica, romano di nascita ma di fatto spagnolo per formazione, cresce all’ombra del fratellastro Giulio Lasso, architetto, e si stabilisce a Roma nel 1605. [continua]

Giovanni Sesia, catalogo, Fabbrica Eos, Milano, La bottega d’arte, Lugano, 2000

È possibile che un volto si trasformi in una natura morta? Questo, certo, doveva chiedersi Giovanni Sesia maneggiando le antiche lastre, retaggio ultimo d’una storia di esistenze.  [continua]

Civilisation, Photography, Now, Auckland Art Gallery, sino al 5 luglio 2020

Il tema è un’iconografia possibile della civilizzazione odierna, uno spazio antropizzato sino a non concepirsi come altro rispetto al naturale ma come luogo tout court, paradigma e misura e metronomo di esistenze in altro modo non qualificabili. [continua]

Paris in the Days of Post-Impressionism: Signac and the Indépendants, Montréal Museum of Art, sino al 27 settembre 2020

Nel 1839 Eugène Chevreul pubblica De la loi du contraste simultané des couleurs ma è nel 1864, nel saggio De l’abstraction considérée relativement aux beaux-arts et à la littérature che sostiene [continua]

[Paul Landois], Académie de Peinture, in Encyclopédie ou Dictionnaire raisonné des sciences, des arts et des métiers, 1, 1751

Académie de Peinture, est une Ecole publique où les Peintres vont dessiner ou peindre, & les Sculpteurs modeler d’après un homme nud, qu’on appelle modele. [continua]

Marcel Gromaire (1892-1971), l’élégance de la force, La Piscine, Roubaix, sino al 31 maggio 2020

Nella vita artistica è un protagonista della stagione pullulante di Montparnasse, da matissiano osservante, ma porta sempre con sé lo spirito espressionista e rimuginante della sua radice fiamminga. [continua]

In memoria di Lucio Del Pezzo (1933 – 2020)

Traggo dal mio antico Dieci proposizioni per Lucio Del Pezzo, Mazzotta, Milano 1992: [continua]

L’ossessione è cosa seria, in “Il Giornale dell’Arte”, 404, Torino, gennaio 2020

Ecco un caso in cui la dizione “capolavori” diventa un’espressione viva e problematica e non una ecolalia da ufficio stampa mediocre. [continua]

Nancy Spero. Louisiana on paper, Louisiana Museum, Humlebæk, sino al 26 aprile 2020

Nancy Spero è morta nel 2009, e oggi le celebrazioni del suo pionierismo non la stupirebbero. Americana, è cresciuta artisticamente in Europa, prima a Parigi con André Lhote, poi in Italia esplorando con Leon Golub le radici ataviche dell’antropomorfismo in arte. [continua]