La regione delle madri. I paesaggi di Osvaldo Licini, Centro Studi Osvaldo Licini, Monte Vidon Corrado, sino all’8 dicembre 2020

Dopo alcuni anni di relativo sonno, giunge infine un’ulteriore doverosa riflessione sull’anima della pittura di Licini, genio raro e anomalo del quale proprio perciò gli studi hanno vissuto il disagio di una collocazione (ah, le definizioni!) mai chiarita.

Osvaldo Licini, Marina. La barca degli amanti, 1945

Osvaldo Licini, Marina. La barca degli amanti, 1945

Dopo la breve e non banale formazione bolognese, la sua prima stagione pittorica è francese, un paesaggismo fluido e ampiamente non referenziale che risente degli umori di artisti come Matisse e Albert Marquet: ma già intimamente visionario, che trascende il motif e si fa visione, aprendosi anche, allo schiudersi degli anni trenta, a un’astrazione geometrica non volontaristica, per sua intima spinta comunque sempre “con qualche ricordo”.

Cresce, in lui, un paesaggio distillato in idea del paesaggio: l’orizzonte, il cielo, la distanza, in cui s’accampano proiezioni fantastiche stupefatte e meravigliose, un surreale non definitorio ma nutrito di dismisure poetiche.

valdo Licini, Personaggio, 1945

Osvaldo Licini, Personaggio, 1945

La sua stagione matura e piena, arroccata tra i colli di Monte Vidon Corrado, è percorso sapienziale edificato su una piena decantazione antiretorica del farsi della pittura, radiante e proliferante, impura e fastosa. Ispida anche, nelle implicazioni profonde, ma viva e problematicamente acuminata come, per molti anni, nessun’altra sarà.

Maria Cristina Carlini. Geologie, memorie della terra, Studio Museo Francesco Messina, Milano, sino all’8 settembre 2020

Nel luogo deputato a celebrare l’opera di Messina, anima nobile della scultura novecentesca italiana, irrompe l’anomalia felice delle opere di Carlini.

Maria Cristina Carlini, Samurai 2013

Maria Cristina Carlini, Samurai 2013

Scultrice nata in seno all’arte della terra, Carlini è giunta ora a edificare le proprie strutture visionarie attingendo alla memoria grande dei materiali, alla loro intima vocazione alla monumentalità: Samurai, 2013, ne è documento esemplare.

Naturalmente la scultrice ne forza l’alterità formale, inseguendo ragioni di luogo più che di forma, mantenendo viva ed eccitando l’energia interna delle materie, come in un’operazione in filigrana geologica, o d’archeologia straniata, che attinge strati che rimontano sino a radianti umori simbolici.

Maria Cristina Carlini, Crateri, Museo Messina

Maria Cristina Carlini, Crateri, Museo Messina

Il percorso è ricco e forte. Carlini non entra in dialogo con il grande, aristocratico formalismo di Messina, si comporta come un’ospite discreta ma esigente, consapevole della propria forza. E l’operazione consente anche, a molti, di prender atto nuovamente delle qualità del grande Messina, figura posta più in ombra del dovuto dai corsi non lineari del gusto degli ultimi decenni.

Non c’è più religione, in “Il Giornale dell’Arte”, 407, Torino, aprile 2020

Tu pensa che fessacchiotti questi qui dell’Ottocento che, dovendo maneggiare nella cattedrale di San Bavone a Gand il Polittico dell’Agnello Mistico di Jan e Hubert van Eyck, cioè uno dei capolavori massimi della storia dell’arte, erano più preoccupati di Adamo ed Eva grandi al vero, nudi come Padreterno li ha fatti (niente mamma, loro), che di tutto il resto della complicata macchina simbolica messa su dai pittori. Maccome, due nudi per davvero, e dentro una chiesa, a fare da valletti al Padreterno medesimo che se ne sta al centro sul suo trono da vero monarca. Già allora qualcuno deve aver esclamato “non c’è più religione”, spendendosi forse la supercazzola che il “conobbero di essere nudi” che leggiamo nella Bibbia non aveva mica un valore letterale letterale da dover dargli proprio retta, e che quel maniaco di Jan vabbé il realismo, ma qui si era fatto prendere un po’ la mano e avrebbe potuto tirar via un po’ più di mestiere.

d'après Van Eyck, Gand

d’après Van Eyck, Gand

Risultato, il fiammingo bigotto ma pragmatico ha subito pensato che, visto che i polittici sono nati per essere smembrati come insegna la storia dell’arte che poi gioca al puzzle di rimettere insieme i pezzi, si potevano togliere via le due ante e valachevaibene, all’insegna del motto “occhio non vede, ormone non si agita”, nella convinzione di salvare dalla cecità intere generazioni. La soluzione era indubbiamente efficace. Ad ante chiuse il polittico faceva un po’ schifo, ma tant’è. Qualcuno del clan dei bigottoni però deve aver fatto notare che amputare l’opera era troppo, bastava mettere addosso ai due dei vestiti acconci e il gioco era fatto. Così, vai di sostituzione con la coppia dei progenitori in versione influencer sponsorizzati dallo Zara di allora.

Oggi è tutto diverso. Noi siamo figli della contromoda per cui abbiamo passato del gran tempo a dileggiare la genia dei Braghettoni della storia infamandoli in tutti i modi, e dunque a risarcire tutto il risarcibile delle pitture antiche. Se il duo di Gand è nudo, è nudo senza se e senza ma, e basta. Anche perché, e qui sta la novità veramente spassosa delle celebrazioni in corso dedicate al restauro fresco fresco del polittico, il fesso censore dell’Ottocento era solo fesso, ma noi siamo così tecnologicamente evoluti e intellettualmente atrofizzati da concepire vaccate ben più arzigogolate.

Dunque, quelli di Gand hanno messo su un restauro da manuale in cui si son trovati a optare tra bivii di scelta ben complicati e a snodare matasse metodologiche mica da ridere, l’han fatto da par loro e ora ce lo mostrano. Poi però sono entrati in campo i comunicatori, quelli che devono far capire tutto l’ambaradan a noi spettatori boccaloni. Il loro ragionamento è stato a un dipresso il seguente. Posto che alla gente dell’opera in se stessa non importa una cippa, facciamole giusto capire che è una cosa preziosissima mettendola dietro un vetro superblindato da “Mission: Impossible”, e poi via subito con il videogioco informatico. Qui puoi avere un’esperienza che, se vuoi, può anche diventare lisergica, contando uno a uno i peli sul muso dell’agnello, per dire, il che ha notoriamente il suo bel perché. Poi gli schermi digitali e le meraviglie elettroniche fanno il resto. Puoi affittare degli occhiali per realtà virtuale e farti i tuoi viaggi nella storia della cattedrale e del dipinto, oppure, ed è questa la genialata somma, puoi vedere cosa succede se delle coppie di oggi, scelte in modo politicamente correttissimo (quindi vecchi e giovani, etero e omosessuali, abili e disabili) si spogliano, vengono riprese nude e collocate virtualmente al posto di Adamo ed Eva di van Eyck. L’effetto più esilarante è quando le due donne commentano “Siamo due Eva”, in compenso uno dei due omo maschi è una specie di sosia dell’Adamo dipinto, e subito pensi a Duchamp che nel 1924 ha posato anche lui da progenitore, ma qui Bronja non c’è.

Non è che uno si scandalizza, beninteso. È che anche in questo caso il codice in uso è il solito. L’opera d’arte importante serve solo a essere importante, a spacciarti un carisma che guadagni solo quella cornice di rispetto “alto” alle baggianate da luna park che altrimenti non potrebbero raccontarci come culturali. Un tempo per l’arte si parlava di ricezione, qui invece siamo dalle parti della circonvenzione: il grave è che i pirloni che hanno inventato il tutto si sentono molto intelligenti e fichi, e non degli spacciatori di acidi della mente.

Eva Sørensen: Biennale 1982, Sala Esposizioni Panizza, Ghiffa, sino al 30 agosto 2020

Nel corso della sua vicenda Eva Sørensen è stata molto parca di esposizioni. Non per parti pris particolari, ma perché la natura e le ragioni del suo lavoro altro chiedevano, e per certi versi imponevano. [continua]

Massì, buttiamo tutto, cancelliamo arte e storia, in “Il Giornale dell’Arte”, 409, Torino, luglio-agosto 2020

E poi c’è la vecchia storia che un monumento è una faccenda che ha a che fare sia con l’esortare sia con il ricordare, vista la radice latina del termine. Infatti gli antichi usavano i monumenti, ci hanno spiegato gli antropologi, per far da promemoria e rendere presente uno che è assente, perché è morto o perché è lontano, al quale tu devi un pezzo della tua identità. [continua]

La riscoperta di un capolavoro. Il Polittico Griffoni, Palazzo Fava, Bologna, sino al 10 gennaio 2021

L’ipotesi di ricostruzione del Polittico Griffoni, la pala che intorno al 1472 segna l’assunzione definitiva di Francesco del Cossa – e del suo giovane collaboratore Ercole de’ Roberti – nel milieu della grande pittura bolognese al tempo dei Bentivoglio, [continua]

Folklore, Centre Pompidou, Metz, sino al 4 ottobre 2020

La mostra nasce a partire da una messe di materiali di proprietà del Pompidou e si estende e esplorare una categoria insieme fervida e ambigua del Novecento, legata alla nozione di folklore. [continua]

Il pazzo che non dubitò del mito, in “Il Giornale dell’Arte”, 406, Torino, marzo 2020

In mostra c’è anche un ritratto di Schliemann, naturalmente. Che ha le fattezze di un bravo borghese, ma lo sguardo indubitabilmente da pazzo. [continua]

 Il vizio ci manca, in “Il Giornale dell’Arte”, 407, Torino, aprile 2020

Ohibò, è arrivato un virus che non sai bene come immaginarti e la tua zona di comfort salta per aria, perché ti manca qualcosa da raccontarti nella testa. [continua]

A nostra immagine. Scultura in terracotta del Rinascimento da Donatello a Riccio, Museo Diocesano, Padova, sino al 27 dicembre 2020

Padova è, storicamente, terra di bronzisti: il che ha messo in ombra una tradizione meno quantitativamente cospicua ma vivida, quella della terracotta colorata. [continua]

Pietro Santi Bartoli, Admiranda romanarum antiquitatum ac veteris sculpturae vestigia anaglyphico opere elaborata / ex marmoreis exemplaribus quae Romae adhuc extant in Capitolio aedibus hortisque virorum principum ad antiquam elegantiam / a Petro Sancti Bartolo delineata incisa [continua]

Georges de La Tour. L’Europa della luce, Palazzo Reale, Milano, sino al 27 settembre 2020

Georges de La Tour agisce fuori dalle correnti ufficiali della pittura francese, un po’ come accade anche per i fratelli Le Nain. [continua]