Matisse. Le laboratoire intérieur, Musée des Beaux-Arts, Lyon, sino al 6 marzo 2017

Matisse è principe dei coloristi, ma anche operoso e metodico artefice d’atelier, per il quale la pratica quotidiana del disegno – d’invenzione e preparazione e messa a punto formale – poco si discosta nei fondamenti dalla tradizione accademica, anche se radicalmente negli esiti.

Matisse, Jackie, 1947

Matisse, Jackie, 1947

Non è un caso che nel 1920 il suo primo libro effettivo sia una raccolta omogenea di fogli, Cinquante dessins introdotti da Charles Vildrac, per cui posa Antoinette Arnoud, modella con la quale, secondo il costume che mantiene intatto nei decenni, Matisse lavora per un tempo con esclusività, instaurando un rapporto fatto di sobria ma scrutinata confidenza.

L’epoca di Lydia Delectorskaya è quella di Le rêve, altro passaggio cruciale della storia dell’artista, in cui egli si pone in cerca di qualcosa che è molto più del lavorio delle pose perché scava il punto in cui il tema di figura e le suggestioni decorative trovano effettivamente un punto critico d’equilibrio.

Viene il tempio di Lione e dell’operazione, in cui l’artista si sente ancora in dovere di “perfezionare il mio disegno”: e ne nascono Thèmes et variations, 1943, altro libro capitale in cui l’accompagna Aragon, e che annuncia gli anni finali.

Matisse, Jésus tombant pour la troisième fois, Vence, 1949

Matisse, Jésus tombant pour la troisième fois, Vence, 1949

Poi viene l’esperienza di Vence, precipitato del rapporto con una modella, Monique Bourgeois, dagli sviluppi più inattesi. Qui sarebbe immaginabile un disegno puramente funzionale e invece i fogli dicono di un lavorio straordinario di sedimentazione e distillazione di umori emotivi e intellettuali, soprattutto di pesi specifici spaziali, in un ambito che dovrebbe esser solo penser couleur, e diventa luce.

Opus Anglicanum: Masterpieces of English Medieval Embroidery, Victoria & Albert, London, sino al 5 febbraio 2017

Se confrontato con il “povero” opus teutonicum fatto di sottili variazioni tonali intorno al bianco e realizzato con punti piuttosto semplici, l’opus anglicanum è veramente la radice della grande arazzeria medievale: per materie, seta e fili d’oro e d’argento, per tecnica – il laborioso punto spaccato – e soprattutto per ricchezza d’invenzione iconografica.

The Toledo Cope (detail), 1320-30, England

The Toledo Cope (detail), 1320-30, England

È un’arte regale, frutto d’una cultura in cui il pregio dell’opera è un unicum insieme materiale e intellettuale, e in cui l’artifex è portatore d’una sapienza compiuta, orgoglio tutto umano e maggior gloria di Dio.

Naturalmente non molto è sopravvissuto da allora, e la scelta di questa mostra è altamente meritevole, allineando materiali che vanno dal XII secolo al XVI, con il picco qualitativo straordinario del XIV, quando i laboratori londinesi, di cui Westminster era per molte ragioni l’epicentro, fanno da modello internazionale.

The John of Thanet Panel, Unknown, 1300 – 1320, England

The John of Thanet Panel, 1300 – 1320, England

Si tratta di un’arte che eredita e non crea iconografie, certo, ma che agisce come luogo d’incrocio fondamentale tra il retaggio di gusto dell’oreficeria, mondo per un tempo dominante, e la grande decorazione architettonica, la pittura soprattutto, i cui sviluppi nel nord Europa sono incomparabilmente meno ricchi che nel sud.

Gillo Dorfles, MAC Espace. Esperimenti di sintesi delle arti, Galleria del Fiore, Milano, maggio 1955

Sin dalla sua fondazione, nel 1948, il MAC ha inteso promuovere un’arte che fosse innanzi tutto un concreto manifestarsi di valori grafici, plastici, cromatici, che affrontasse cioè i diversi problemi offerti dalle moderne arti visuali svincolate da ogni contenutismo aneddotico e da ogni “ritorno” stilistico verso un passato ormai accademico; che, d’altronde, curasse soprattutto i rapporti e le interazioni tra architettura, plastica e pittura, così da promuovere un rinnovamento effettivo del gusto in tutti i settori della vita moderna dove tali arti entrano in gioco.

Arte concreta, 1953

Arte concreta, 1953

È proprio per l’analogia tra questo programma e quello del movimento internazionale Espace che oggi il MAC aderisce a quest’ultimo movimento e ne diviene anzi il rappresentante in Italia, senza perdere per altro nulla della sua autonomia. Rinvigorito così da questa sua posizione e funzione internazionale, il Mac-Groupe Espace, presenta oggi, in questa mostra alla Galleria del Fiore, una vasta selezione degli artisti ad esso aderenti, limitandosi, in questa occasione, ad esporre opere pittoriche e plastiche, mentre annuncia per i prossimi mesi altre manifestazioni dedicate più specificatamente ai problemi d’una sintesi tra le arti, dove verranno presentate opere di architetti, plastici, e grafici, tra di loro integrate e fuse.

Il MAC attualmente è costituito da un comitato tra i cui membri viene scelto annualmente un presidente, e dai soci, i quali a loro volta sono suddivisi nelle relative sezioni: architetti, allestitori, consulenti designers, fotografi, grafici, industrial designers, ingegneri, pittori, plastici.

Tenue correcte exigée, quand le vêtement fait scandale, Arts Décoratifs, Paris, sino al 23 aprile 2017

L’oggetto di questo percorso è il concetto stesso di abbigliamento corretto, uno degli ambiti in cui inevitabilmente la moda della modernità è più intervenuta. [continua]

El arte de Clara Peeters,  Prado, sino al 19 febbraio 2017

La cosa che veramente sorprende di Peeters, contemporanea di  Artemisia Gentileschi e dunque temporalmente successiva a casi come quelli di Catharina van Hemessen e Sofonisba Anguissola, [continua]

Antonio Maria Zanetti, Delle antiche statue greche e romane, Venezia 1740-1743

I cugini omonimi Antonio Maria Zanetti (1679-1767) e Antonio Maria Zanetti (1706-1778) pubblicano nel 1740 e nel 1743 i due volumi di Delle antiche statue greche e romane [continua]

Luca Bochicchio, Scultura e memoria. Leoncillo, i caduti e i sopravvissuti, Mimesis 2016

Lucio Fontana lo definisce “la scultura più importante in questo campo dal 1945 a oggi”, quando nel 1957 il Monumento ai caduti di tutte le guerre di Albissola Marina viene infine collocato. [continua]

Kandinsky. Les années parisiennes (1933-1944), Musée de Grenoble, sino al 29 gennaio 2017

Chiuso il Bauhaus e conosciuto precocemente il volto sinistro del nazismo, Kandinsky passa a Neuilly-sur-Seine, vicino all’epicentro parigino che sino ad allora aveva pressoché evitato nei suoi pur nomadi percorsi. [continua]

Louis de Jaucourt, Peinture des Grecs, in Encyclopédie ou Dictionnaire raisonné des sciences, des arts et des métiers, 12, 1765

Peinture des Grecs. C’est le genre de peinture le plus admirable de l’antiquité. [continua]

Rodin and Dance. The Essence of Movement, Courtauld, London, sino al 22 gennaio 2017

Nel 1906 Rodin incontra a Marsiglia Hanako, attrice e danzatrice giapponese che gli concede di posare per lui: ne nasce una serie di una sessantina di sculture e un gruppo di schizzi energeticamente strepitosi, [continua]

Ribera. Maestro del dibujo, Prado, Madrid, sino al 19 febbraio 2017

Sono centosessanta i disegni conosciuti di Ribera, la cui esposizione coincide con la pubblicazione della catalogazione scientifica. [continua]

Ce li meritiamo i cloni cinesi, in “Il Giornale dell’Arte”, 369, Torino, novembre 2016

Cosa distingue una grande mostra là da una grande mostra qua? Più o meno questo: là c’è, all’incirca, tutto quello che dovrebbe esserci, qua gli stessi nomi, ma tutte robe che se non le vedevi era lo stesso. [continua]