Illuminare l’Abruzzo. Codici miniati tra Medioevo e Rinascimento, Museo Palazzo de’ Mayo, Chieti, sino al 31 agosto 2013

Anche a causa del dramma che l’ha sconvolto, l’Abruzzo gode ora di un’attenzione mai prima d’ora manifestata, e si rivela terra periferica certo, ma di gran storia e livello.

Antifonario di Berardo da Teramo, XIV sec.

Antifonario di Berardo da Teramo, XIV sec.

La produzione di manoscritti miniati vi ferve, ad esempio, a partire dall’XI secolo, quando Pandolfo di Avezzano commissiona a Montecassino uno straordinario Exultet. Botteghe locali, nutrite delle suggestioni di scambi frequenti con Roma e Napoli, fioriscono a Chieti, L’Aquila e Teramo, interlocutrici di una committenza, per lo più ecclesiastica, spesso alta.

La mostra è l’occasione per un censimento e per una sistemazione storica ormai indifferibile (la grande “Mostra della miniatura in Abruzzo” data al lontano 1959), in un campo mai adeguatamente valorizzato come quello della miniatura.

È provincia culturale, l’Abruzzo, ma di gran livello e di preciso orgoglio. Per questo è stata anche, nei tempi recenti, un’area fortemente penalizzata da sottrazioni che si sono aggiunte alle perdite figlie dell’incuria.

Salterio Innario, Chieti

Salterio Innario, Chieti

Ora la si censisce, la si studia, la si restaura. E soprattutto la stagione medievale ne esce con il peso della sua ricchezza, delle sue produzioni tutt’altro che secondarie, del suo policentrismo. Davvero un nuovo inizio, fuor di ogni retorica.

Louis Kahn. The power of architecture, Vitra Design Museum, Weil am Rhein, sino all’11 agosto 2013

Lavora nel cuore della modernità, Kahn, ma con una coscienza della storicità dell’architettura che lo sottrae alle sterilità dell’avanguardismo ideologico.

Kahn, Kimbell Art Museum, Fort Worth, 1966-1972

Kahn, Kimbell Art Museum, Fort Worth, 1966-1972

Nel suo viaggio europeo della fine degli anni ’20 ragiona sulla geometria interna e sulla ragione stilistica dell’architettura italiana,  infine sull’idea di forma stessa, sino al punto di concepirne l’identificazione compiuta con la funzione: dunque non è la funzione a decidere la forma, la forma è la funzione.

Per questo è da subito critico nel confronti del Movimento Moderno, o meglio lo analizza senza fideismi e con un’idea delucidata di tradizione, e di qualità monumentale, ai limiti del simbolico, dell’edificio.

L’ultimo quindicennio di lavoro è il suo decisivo, dal Salk Institute del 1959 al Parlamento di Dacca, dal Kimbell Art Museum allo Yale Center for British Art, del tempo ultimo.

Kahn, San Pietro a Roma, 1928-1929

Kahn, San Pietro a Roma, 1928-1929

Ragiona con lucidità teorica e insieme con la sapienza intima dell’antico artefice, Kahn. Soprattutto, attraverso il rapporto forma/luce è in cerca di un valore spirituale, emotivo dello spazio, che gli restituisca la dimensione di specchio e complemento dell’umano: ragiona, insomma, non di misure, ma di una proporzione come l’antica.

Ridateci Annigoni, in “Il Giornale dell’Arte”, 330, Torino, aprile 2013

Ritrovo tra le carte disordinate un appunto: “scusarsi con Annigoni”. E dato che tra elezioni e conclave tutto è nuovo e dobbiamo sentirci un po’ più onesti, è giusto che adempia. Porgo formalmente le mie scuse postume a Pietro Annigoni, i cui ritratti caramellati da museo delle cere ho detestato con tutte le mie forze sin dall’adolescenza.

Lo consideravo la quintessenza del kitsch, dell’antichismo in stile come i mobili fintoluigi, di tutto quello che doveva essere scomparso dalla terra  già ai tempi di Courbet. Lui, per il quale i giornalisti adulanti squittivano frasi come “sembrano proprio fotografie, questi ritratti”: dovevo ancora studiare un sacco di cose, allora, ma ne sapevo già abbastanza da comprendere la dimensione di vaccate di tal fatta.

Emsley,  The Duchess of Cambridge

Emsley, The Duchess of Cambridge

Non è che l’abbia più pensato spesso, Annigoni, da quegli anni ’60 in cui impazzava raffigurando Kennedy e lo Scià di Persia. Poi qualche settimana fa mi sono imbattuto nel ritratto più desolante di questo secolo e dell’altro, Kate Middleton, moglie di principe e duchessa di Cambridge, effigiata da un tale Paul Emsley: quadro ovviamente strombazzato da tutti i media dell’universo e conferito con ogni onore  alla National Portrait Gallery, la quintessenza dell’ufficialità britannica. Strombazzato, va sans dire, perché è il primo ritratto solenne della futura regina, roba grossa, e lei è una star mediatica inarrivabile, roba che manco a Hollywood.

Di fronte alla pochezza di una roba così, una faccetta imbabbionita e vizza dipinta con un realismo rimasticato e malcompreso, che pare uno di quei pastelli da venti euro che ti fanno per strada a Montmartre o a Piazza Navona, subito ho ripensato a quei tempi: uno come Annigoni lo detestavi ma ti toccava rispettarlo, ho pensato, mentre questo ti lascia senza parola perché in effetti, visto che anche il “vaffa” è diventato un brand politico e gli manca solo il copyright, altro da dire non è rimasto.

Chissà se l’hanno spiegato, alla giovane Kate, che in quel regno lì il ritratto usavano farselo fare da gente come Holbein o Metsys, per dire. E che, appunto,  già mezzo secolo fa quelle malelingue impertinenti dell’avanguardia trovavano stucchevole che la regina tuttora in carica si fosse rivolta proprio a uno come Annigoni, per farsi il ritratto ufficiale (vabbè che poi lei, zitta zitta, s’è comprata anche quelli che le ha fatto Andy Warhol per i fatti suoi).

Ma almeno si parlava ancora di pittura e di pittori, non di questa mestizia che fa schifo persino a quelli dei magazine di gossip, i quali dopo essersi raccontati che la Kate è la settantatreesima donna più sexy del mondo (boom!) di fronte a tale celebrazione ufficiale non hanno retto e si son permessi delle robe che sembrano critiche.

Io gli inglesi ho sempre fatto un po’ fatica a capirli, lo ammetto. Ma sul loro inossidabile senso dello humour ci avrei messo la mano sul fuoco. Però, se un quadraccio così passa senza colpo ferire, tocca pensare che anche questo baluardo della civiltà occidentale è davvero in pericolo.

Lawrence Weiner. Written on the wind, MACBA, Barcelona, sino al 24 giugno 2013

Weiner è uno dei concettuali duri e puri, la cui distillazione dell’oggetto estetico in enunciato verbale è stata radicale, per certi versi inappellabile. [continua]

Fragile?, Le stanze del vetro, Venezia, sino al 28 luglio 2013

La tradizione dice delle trasparenze, del colore, della sensuosità del vetro. E di Venezia, che il vetro d’arte ha reso, nel passato ma anche nel secolo scorso, un luogo di invenzione del tutto straordinario. [continua]

Guy Debord. Un art de la guerre, BNF François-Mitterrand, Paris, sino al 13 luglio 2013

La Société du spectacle è del 1967, e Debord vi giunge dopo un tempo lungo di militanza, dalla fondazione dell’Internationale Lettriste nel 1952 a quella dell’Internationale situationniste nel 1957. [continua]

Flaminio Gualdoni, Piero Manzoni. Vita d’artista, Johan & Levi 2013

Piero Manzoni è un artista del quale, per un’atipica circostanza storica, la codificazione del personaggio in icona dell’“ultima bohème” ha preceduto largamente la conoscenza effettiva dell’opera. [continua]

Il sogno nel Rinascimento, Palazzo Pitti, Firenze, sino al 15 settembre 2013

Mettiamo che il Sogno del cavaliere di Raffaello e Venere e Amore addormentati e spiati da un satiro del Correggio, tornati in patria per un po’, valgano da soli la visita. [continua]

La forza della modernità. Arti in Italia 1920-1950, Fondazione Ragghianti, Lucca, sino al 6 ottobre 2013

È una mostra che dichiara, con forza e convinzione, la centralità delle arti decorative proprio nel secolo in cui il rigorismo dell’arte “pura” tentava di espellerle dalla festa della cultura alta. [continua]

Scrivere la pittura disegnare il linguaggio. Gastone Novelli. Opere su carta, MACRO, Roma, sino al 22 settembre 2013

“Queste pagine saranno scritte nel segno dell’anti nozione, non si potranno né guardare né leggere per abitudine, le parole che vi saranno segnate nascono da sole e con le macchie ed i graffi che vi si andranno raggrumando. Scritto con un alfabeto ancora da inventare. [continua]

Aldo Mondino. Nomade a Milano, Fondazione Mudima, Milano, sino al 19 luglio 2013

Manipolatore di concetti e di immagini, è Aldo Mondino, uno dei prosecutori più arguti dello spirito dadaisteggiante che gli anni ’60, quelli della sua formazione, diffondono. [continua]

Die nackte Wahrheit und anderes, Museum für Fotografie, Berlin, sino al 25 agosto 2013

L’invenzione delle fotografia si colloca allo snodo radicale della storia del nudo, il punto in cui la Venere urania e la pandemia, il vagheggiamento estetico puro e il desiderio fisico, non conoscono più barriera. [continua]