Ridateci Annigoni, in “Il Giornale dell’Arte”, 330, Torino, aprile 2013
Ritrovo tra le carte disordinate un appunto: “scusarsi con Annigoni”. E dato che tra elezioni e conclave tutto è nuovo e dobbiamo sentirci un po’ più onesti, è giusto che adempia. Porgo formalmente le mie scuse postume a Pietro Annigoni, i cui ritratti caramellati da museo delle cere ho detestato con tutte le mie forze sin dall’adolescenza.
Lo consideravo la quintessenza del kitsch, dell’antichismo in stile come i mobili fintoluigi, di tutto quello che doveva essere scomparso dalla terra già ai tempi di Courbet. Lui, per il quale i giornalisti adulanti squittivano frasi come “sembrano proprio fotografie, questi ritratti”: dovevo ancora studiare un sacco di cose, allora, ma ne sapevo già abbastanza da comprendere la dimensione di vaccate di tal fatta.

Emsley, The Duchess of Cambridge
Non è che l’abbia più pensato spesso, Annigoni, da quegli anni ’60 in cui impazzava raffigurando Kennedy e lo Scià di Persia. Poi qualche settimana fa mi sono imbattuto nel ritratto più desolante di questo secolo e dell’altro, Kate Middleton, moglie di principe e duchessa di Cambridge, effigiata da un tale Paul Emsley: quadro ovviamente strombazzato da tutti i media dell’universo e conferito con ogni onore alla National Portrait Gallery, la quintessenza dell’ufficialità britannica. Strombazzato, va sans dire, perché è il primo ritratto solenne della futura regina, roba grossa, e lei è una star mediatica inarrivabile, roba che manco a Hollywood.
Di fronte alla pochezza di una roba così, una faccetta imbabbionita e vizza dipinta con un realismo rimasticato e malcompreso, che pare uno di quei pastelli da venti euro che ti fanno per strada a Montmartre o a Piazza Navona, subito ho ripensato a quei tempi: uno come Annigoni lo detestavi ma ti toccava rispettarlo, ho pensato, mentre questo ti lascia senza parola perché in effetti, visto che anche il “vaffa” è diventato un brand politico e gli manca solo il copyright, altro da dire non è rimasto.
Chissà se l’hanno spiegato, alla giovane Kate, che in quel regno lì il ritratto usavano farselo fare da gente come Holbein o Metsys, per dire. E che, appunto, già mezzo secolo fa quelle malelingue impertinenti dell’avanguardia trovavano stucchevole che la regina tuttora in carica si fosse rivolta proprio a uno come Annigoni, per farsi il ritratto ufficiale (vabbè che poi lei, zitta zitta, s’è comprata anche quelli che le ha fatto Andy Warhol per i fatti suoi).
Ma almeno si parlava ancora di pittura e di pittori, non di questa mestizia che fa schifo persino a quelli dei magazine di gossip, i quali dopo essersi raccontati che la Kate è la settantatreesima donna più sexy del mondo (boom!) di fronte a tale celebrazione ufficiale non hanno retto e si son permessi delle robe che sembrano critiche.
Io gli inglesi ho sempre fatto un po’ fatica a capirli, lo ammetto. Ma sul loro inossidabile senso dello humour ci avrei messo la mano sul fuoco. Però, se un quadraccio così passa senza colpo ferire, tocca pensare che anche questo baluardo della civiltà occidentale è davvero in pericolo.