Casanova: The Seduction of Europe, Legion of Honor Museum, San Francisco, sino al 28 maggio 2018

La chiave della mostra è fare di Casanova, del suo cosmopolitismo libertino, la figura-guida dell’epoca fastosa del rococò e della nascita dell’Illuminismo.

Nattier , Thalia, Muse de la Comédie, 1739

Nattier, Thalia, Muse de la Comédie, 1739

Si ricostruisce il clima dell’epoca, il way of life aristocratico in quel punto di massima maturità del barocco che, gli apparati valoriali essendo già in dissoluzione, fa del fingimento e del rituale comportamentale il succedaneo dell’assenza di sostanze concettuali.

Casanova ne è testimone, ma testimone sontuosamente infedele, vive il mondo della nobiltà non facendone parte ma agendolo come la scenografia della sua vita, delle sue imprese fastosamente antieroiche. Che intorno stiano maturando e accadendo fatti colossali lo tocca solo di striscio.

Il peso della teatralizzazione del rappresentare, di un far vedere che agisca in luogo del far comprendere, e dunque che operi sull’inganno sensibile come forma di gratificazione puramente sensoriale, si fa determinante.

Lagrenée, Mars et Vénus, Allégorie de la Paix, 1770

Lagrenée, Mars et Vénus, Allégorie de la Paix, 1770

“La grazia non è più la grazia antica”, scriveranno i Goncourt, è un clima di squisitezze sospese che non s’avvede del montare potente della borghesia, dell’ideologia, sino allo choc rivoluzionario.

Tomas Rajlich, Museum Boijmans van Beuningen, Rotterdam, sino al 27 maggio 2018

Artista pressoché sconosciuto da noi per una delle numerose bizzarrie di critica mercato e affini – ma già nel 1974 esponeva a Milano da Françoise Lambert – Rajlich è una figura chiave della stagione della pittura analitica nordica.

Rajlich, Untitled, 1992

Rajlich, Untitled, 1992

In Olanda, dove ha vissuto a lungo, è di casa, anche se è ceco per nascita e per prima formazione: i suoi avvii datano al praghese Klub Konkretistů, 1966, emulo di Azimut e Zero e affini.

Da subito è una posizione radicale. Quando passa in Olanda è la fine del decennio e subito si presenta con le Strutture, campiture acrome solcate da una griglia riquadrata che molto devono, almeno per concezione, a Manzoni.

L’evoluzione naturale è però nel segno della monocromia e, per molti versi, della tautocromia: un colore che enuncia solo se stesso, sino a vertici di vertigine visiva nel rapporto con la luce.

Rajlich, Donar, 2004

Rajlich, Donar, 2004

Sempre meno enunciativo, il lavoro maturo di Rajlich è una esplorazione continua del colore e delle sue tessiture fisiche per cavarne tonalità del tutto qualitative, dando corso a un passo poetico che, senza mai farsi retorico, ne vivifichi effettivamente l’anima, facendosi aura.

Guy Harloff (1933-1991). Visioni, simboli, alchimie, Annamaria Consadori, Milano, sino al 28 febbraio 2018

Si rilegge anche il lavoro di Guy Harloff, in questa stagione in cui la remise en question dei saputi sugli ultimi decenni separa ciò che era solo gusto decennale da ciò che val la pena di riscoprire.

Guy Harloff, The pregnant eye, 1968-1969

Guy Harloff, The pregnant eye, 1968-1969

Il caso di Harloff è, nella sua bizzarria, succulento. Coetaneo di Manzoni, figlio di una cultura e di un way of life cosmopoliti e vocazionalmente nomadi, Harloff era scomparso con il trascolorare del suo personaggio. Ora c’è solo il lavoro, ed è in se stesso tutt’altro che scontato.

L’umore da cui muove è quello del clima surrealista allargato, senza fideismi e rigorismi di raggruppamento, e invece aperto a suggestioni plurime: riverberi psichici, disincanti d’art brut, esoterismi assortiti, una comprensione lucida di cosa sia decorazione e di quanto essa, nelle culture autres, sia nutrimento primario: e poi un senso ludico del fare, un disincanto che fa sì che Harloff non cada mai nella trappola del neoaccademismo intellettuale e che il suo occhio-icona iterativo trami partiture la cui sapienzialità non è mai posa ma conserva un’aura di parodismo saporoso.

Guy Harloff, The King's Road, 1969

Guy Harloff, The King’s Road, 1969

Non a caso il suo esegeta primario è Patrick Waldberg, gran curioso che prediligeva Bataille e Klossowski al surrealismo fatto comportamento: un altro che, come Harloff, meriterebbe d’essere ristudiato e non lasciato solo su vecchi scaffali.

Corot. Le peintre et ses modèles, Musée Marmottan Monet, Paris, sino all’8 luglio 2018

Quando nel 1853 Corot apre lo studio in rue Paradis-Poissonnière, che terrà sino alla fine della vita, il tema della donna con mandolino che lo accompagna da sempre [continua]

James Stuart, Preface, in Stuart-Revett, The Antiquities of Athens, John Haberkorn, London 1762

The ruined Edifices of Rome have for many years engaged the attention of those  who apply themselves to the study of Architecture; and have generally been considered, as the Models and Standard of regular and ornamental Building. [continua]

Una visione astratta. Opere dalla Collezione Maria Cernuschi Ghiringhelli, Museo MAN, Nuoro, sino al 25 febbraio 2018

Moglie di Gino Ghiringhelli,  Maria Cernuschi vive dall’interno la stagione straordinaria del gruppo del Milione e della prima astrazione geometrica italiana, contrassegnata da pubblicazioni come Kn di Carlo Belli, da passaggi come quelli di Kandinsky e Vordemberge-Gildewart, dal genio nuovo di Licini. [continua]

Al Ministero proibito dire Torlonia, in “Il Giornale dell’Arte”, 380, Torino, novembre 2017

Cos’è un “risultato storico”? È una roba di quelle talmente importanti da diventare pietre miliari, tipo il memorandum del 5 ottobre 1954 che restituiva Trieste all’Italia, o gli accordi di Parigi del 27 gennaio 1973 che fecero finire la guerra del Vietnam. [continua]

Gaetano Previati, I colori degli antichi, in La tecnica della pittura, Torino, Fratelli Bocca, 1905

[…] I verdi delle Nozze Aldobrandine sono tutti di rame, per ciò, concludendo, sir Davy Humphry ritiene che gli antichi avessero il vantaggio di due colori, l’azzurro egiziano e la porpora di Tiro sconosciuti ai moderni. [continua]

Fortuny (1838-1874), Museo Nacional del Prado, Madrid,  sino al 18 marzo 2018

Mariano Fortuny y Marsal, padre dell’eclettico omonimo (y Madrazo) che ha regnato da Venezia sulla cultura e sulla moda internazionale, è la grande figura dell’arte spagnola postgoyesca. [continua]

Max Beckmann. Welttheater, Kunsthalle Bremen, sino al 4 febbraio 2018

Nato secessionista, Beckmann è un caso anomalo e vitale dell’arte tra le due guerre, esponente primario del percorso tedesco che assai poco, e non in modo ancillare, guarda a Parigi. [continua]

Raccolta di statue antiche e moderne : data in luce sotto i gloriosi auspicj della Santita di N.S. Papa Clemente XI da Domenico de Rossi.

Illustrata colle sposizioni a cischeduna immagine di Pavolo Alessandro Maffei patrizio volterrano a cav. dell’ordine di S. Stefano e della guardia pontificia. In Roma nella stamperia alla Pace con Privilegio del Sommo Pont. e licenza de’ Superiori l’anno MDCCIV. [continua]

Dada Africa, Orangerie, Paris, sino al 19 febbraio 2018

Certo, l’art nègre d’inizio ‘900 è faccenda ben conosciuta e ben esplorata, ma con dada la questione si articola ulteriormente, e in modi radicalmente diversi: [continua]